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Dao, De, Qi - La Via, la Virtù, il soffio

(articolo di Elisabetta Scevola, da Shiatsu Do n°12 gennaio 1999)

 

 

Dal colloquio con la dott.ssa Giulia Boschi (seconda parte)

 

Dao, De e Qi fanno parte di un'unica concezione. Essendo termini variegati e multiformi è praticamente impossibile dare degli equivalenti precisi nella traduzione. Per ben interpretarli bisogna, di volta in volta, contestualizzare il discorso e capire dove questi concetti sono inseriti.

Dividiamo il Dao (si scrive con la D ma si pronuncia con la T) in due grandi categorie di significato: una immanente e una trascendente.

Dal punto di vista immanente il Dao può essere inteso come "legge, norma, via o percorso". Per esempio "seguire il Grande Dao" significa seguire la tradizione aurea (cioè percorrere il cammino evolutivo tracciato dai saggi, uniformandosi ai ritmi spontanei della natura). A tale proposito è curioso notare come, in cinese, il termine "zi ran" significhi sia "natura" che "spontaneità".

Dal punto di vista trascendente, il Dao assume un'importanza fondamentale nella cosmologia e nella cosmogonia, ossia nell'interpretazione dell'ordine universale. Per avvicinarci alla comprensione del Dao, noi dobbiamo liberarci da un assioma sul quale è fondato il pensiero occidentale, che è "il principio di non contraddizione aristotelico".

Questo afferma: una cosa o è "A" o è "non-A"; ma non può essere contemporaneamente "A" e "non-A".

I cinesi invece sostengono che ogni cosa ha nello stesso tempo un aspetto "A" e un aspetto "non-A".

Il Dao quindi sarà "A" come manifestazione dell'essere, realtà percepibile, principio causale, esistenza manifesta e "non-A" come dimensione dell'assoluto, del grande indistinto, dell'essere ingenerato e imperituro senza inizio né fine. I cinesi definiscono questa dimensione "WU=NULLA", che non significa, però, assenza o privazione, ma che potremmo definire come "vuoto" in cui sussistono le condizioni di ogni probabilità di accadimento: è una dimensione non manifesta, puramente "informativa", che non ha un substrato né materiale né energetico, ma è "informazione" allo stato puro che sta fuori dallo spazio e dal tempo.

Quindi il Dao è un qualcosa che "è" ancora prima che qualsiasi cosa manifesta abbia origine; ma si identifica anche col manifesto, e si esprime attraverso lo Yin e lo Yang dando vita alle "diecimila cose", cioè alla realtà che percepiamo.

 

Il Qi nell'uomo secondo la Medicina Cinese

Nel corpo il Qi può essere individuato come un'unità tripartita: una forma più materiale, il "jing" (l'essenza), una più funzionale e dinamica il "Qi" per antonomasia e l'ultima informativa o spirituale che è lo "Shen".

E' abbastanza curioso notare che le terminazioni nervose (i nervi) si chiamano "shenjing" = canali dello Shen, così come i jing sono i canali del Qi, mentre le vie linfatiche sono i canali del jing.

Si tratta in realtà di un'antica forma di materia - energia - informazione che ha degli aspetti diversi che confluiscono l'uno nell'altro. Tutto ciò è la base di ogni alchimia interna cinese: il jing si può trasformare in Qi, il Qi in Shen, lo Shen in Qi e jing.

 

E' molto importante avere sempre presente che queste due dimensioni del Dao non sono separate, ma sfociano continuamente l'una nell'altra. Noi stessi condividiamo queste due dimensioni, ciò significa che partecipiamo della stessa natura del Dao.

Per comprendere meglio la dimensione "informativa" che è anche in noi, ci viene in aiuto la moderna teoria dei "campi morfici" di Rupert Sheldrake. Questo biologo sostiene l'esistenza di un campo detto "morfico" costituito da pura informazione, sulla base del quale si struttura la forma. Ogni forma ha la possibilità di penetrare in questo campo per un fenomeno che egli chiama "risonanza morfica", che è molto simile alla concezione cinese dell'entrare all'unisono con il Dao. Quindi ogni essere può entrare in risonanza con questa specie di deposito generale delle memorie e delle esperienze.

Sheldrake sostiene che questo campo morfico non è formato da energia, perché non è soggetto ai limiti spazio temporali; egli postula l'esistenza di un qualcosa, diciamo di spirituale, che pur essendo non esistente dal punto di vista della fisica, tuttavia esiste ed interagisce con il mondo manifesto entrando in contatto con ciascuno di noi attraverso fenomeni di risonanza. Si tratta quindi di un rapporto di interdipendenza e reciprocità, esattamente come quello postulato dai cinesi.

 

Il Taoismo, in Cina, era inizialmente definito "dottrina del Dao e del De".

Cos'era questo De? Era la "Virtù", ma non in senso etico, di codice morale di vita, bensì nel senso di "Forza"; ad esempio le proprietà di un talismano, di un'erba, di una pietra o anche di una persona venivano ascritte al suo De. Quindi De inteso come carisma e anche come capacità di influire sugli altri e sulle situazioni senza agire materialmente.

La prima accezione che abbiamo di questo termine riguarda un testo molto antico in cui si dice: "...egli pregava e il suo De arrivò fino al cielo".

Il De è quindi il veicolo della possibile risonanza o comunicazione tra la dimensione del nostro mondo limitato e quella dimensione illimitata che abbiamo visto si può chiamare campo morfico, oppure inconscio cosmico, mente universale, Nulla, Dao ecc.

 

Taoismo

Il termine Taoismo non ha una corrispondenza in una scuola filosofica determinata che abbia codificato uno stile di vita e di pensiero preciso. Si fa riferimento all'idea taoista come ad un'idea basata essenzialmente su due aspetti: uno è quello del "Dao-De", cioè del rapporto esistente tra ogni individuo e l'insieme di tutto il resto degli individui e del cosmo; l'altro è il concetto del "Wu-Wei", il non agire, che si deve leggere come il non agire secondo i dettami limitati dell'Ego. I taoisti ci invitano a liberare la mente e il cuore dalle aspettative, dalle ambizioni, dai risentimenti che derivano dal nostro ego e ad aprirci alla quiete dello spirito; questo ci renderà strumenti di un agire spontaneo che parte direttamente dall'universo. Ecco perché i primi taoisti insistevano tanto sulla "recettività", che significa nella pratica porsi in uno stato di quiete, mettere a riposo la corteccia cerebrale e fare il vuoto dai nostri pensieri individuali per lasciare spazio a quelli che, con un termine preso a prestito dalla moderna psicologia, definiremmo "intenti interpersonali", (esperienze non ordinarie che permettono alla mente di entrare in contatto con l'inconscio collettivo e cosmico).

Successivamente, sotto il vocabolo Taoismo sono convogliate una serie di tradizioni culturali molto eterogenee, per cui noi oggi possiamo parlare solo del concetto di Dao, De, della condizione di Wu Wei e dell'importanza che questi termini hanno all'interno di una serie di pratiche connesse al benessere, alla lunga vita e alla ricerca interiore.

 

COSMOGONIA = studia la genesi dell'ordine, l'atto creatore (passaggio dal caos al cosmo).

COSMOLOGIA = è la conoscenza dell'ordine del mondo, studia l'applicazione dei princìpi universali, l'organizzazione del mondo (Caos = disordine, Cosmo = ordine).

 

Il concetto di Qi (soffio) non si può scindere dal discorso sul Dao. Infatti anche per il Qi abbiamo due aspetti: un Qi legato alla materia-energia, cioè alla nostra realtà percepibile (vedi il nostro corpo, la nostra energia vitale, il nostro pensiero), l'altro che partecipa della dimensione informativa o spirituale, al di là dello spazio e del tempo a cui noi possiamo accedere, per risonanza, quando facciamo il vuoto nella mente grazie al "cuore", (lo "shen" per i cinesi).

Entrambe questi sistemi si basano sulla legge del Dao: "uno Yin, uno Yang, ecco ciò che si chiama Dao" (Lao Zi).

Per concludere, ciò che si sa di certo è che il Dao e il Qi sono un qualcosa in costante trasformazione con un moto alternato bipolare (dallo Yin allo Yang e viceversa). Questa legge è comune tanto al macrocosmo quanto al microcosmo ed è per questo che l'uomo e l'universo sono in relazione analogica ed interagiscono.

 

Quando noi premiamo che cosa percepiamo sotto le dita?

Se una persona sta di fronte ad un'altra e la guarda negli occhi, è in grado di sentire qualche cosa. Se qualcuno mette la mano a una certa distanza dal corpo sente ancora qualche altra cosa. Se tocca la persona aggiunge ulteriormente informazioni: quello che noi sentiamo è qualcosa di molteplice e variegato quanto sono variegate le forme del Qi (da quello più materiale a quello più sottile).

Ma in che misura sente la persona?

Attraverso pratiche che sviluppano la percezione e l'intuizione possiamo sviluppare la capacità di "sentire" in modo diverso.

Questo fenomeno viene spiegato dalla ricerca moderna basandosi sulla teoria dei sistemi; secondo questa teoria la capacità di decodificare l'informazione è proporzionale all'ampiezza del canale che la trasporta. Se io parlo con una persona e contemporaneamente accendo la radio, sarà molto difficile riuscire a percepire tutto ciò che mi dice l'amico e tutto quello che trasmette la radio, perché il mio sistema ha un limite di elaborazione e non riesco a gestire una quantità di informazioni superiore alla portata del canale. Se invece mi rilasso, faccio il vuoto mentale e mi libero da tutte le informazioni dall'esterno, ho la possibilità di percepire degli aspetti di me e dell'altro che altrimenti mi sarebbero preclusi.

Lo sviluppo della capacità di percezione avviene in parte in maniera volontaria, dedicandosi a pratiche precise, ma in parte in modo automatico: nel caso dello Shiatsu, per esempio, con il ripetere la stessa azione (Kata) intellettualmente non studiamo nulla, ma, in realtà, il nostro corpo sta apprendendo e se, mantenendo la quiete della mente, gli lasceremo dei canali liberi, allora potrà percepire e metabolizzare "informazioni" sempre più sottili.

 

 

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