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Della pressione e dell'esperienza del percepire il Ki

(articolo di Mario Vatrini, da Shiatsu Do n°08 ottobre 1997)

 

 

L'esperienza della percezione nello shiatsu fornisce anche un'evidenza per credere che esistano i meridiani? In particolare fornisce un'evidenza dell'esistenza del Ki? Siamo nell'ambito della religione, dell'esperienza religiosa, oppure ne siamo fuori?

Andando a cercare una definizione per esperienza religiosa, trovo che viene definita come esperienza dottrinalmente centrale ad una tradizione religiosa, dove però religione e tradizione religiosa sono considerati sinonimi e definiti come sistema concettuale che fornisce un'interpretazione del mondo e degli esseri umani in esso, che costruisce su quella interpretazione delle modalità per le quali la vita dovrebbe essere vissuta su quel mondo, esprimendo l'interpretazione ed i modelli di vita in un insieme di rituali, istituzioni e pratiche.

Se accettiamo questa definizione, mi viene da dire che tutta la discussione fra medicina ortodossa e medicina alternativa riguarda un confronto fra religioni, cioè di diverse interpretazioni del mondo dalle quali derivano pratiche diverse e lo shiatsu diventa un'esperienza inserita in una specifica interpretazione dell'essere umano centrale ad una tradizione religiosa.

Quando noi facciamo una pressione di shiatsu, la sensazione percepita è un'apparente percezione del Ki oppure un fenomeno descrivibile esclusivamente in termini propriocettivi? Per descriverla in termini taoisti sono obbligato all'utilizzo del termine Ki e, usandolo, caratterizzo un fenomeno secondo la tradizione religiosa taoista.

Un'esperienza di shiatsu può dimostrare l'esistenza del Ki solo a condizione che non si possa ritenere che quell'esperienza possa avvenire anche in assenza del Ki. Quest'esperienza viene però dall'interno, non è percepibile da altri, e riguarda quello che sembra succedere quando si sta premendo. Cosa venga percepito, se Ki vero o falso, è del tutto irrilevante per la descrizione dell'esperienza. In altri termini, se dichiaro di aver raggiunto il Samadhi, non appena tento di descrivere il fenomeno racconto quello che mi è parso di sperimentare in termini fenomenologici e non il Samadhi.

La sperimentabile esperienza religiosa dimostra l'esistenza di un unico dio, di più dei, di un'alterazione del sistema nervoso? Le esperienze non provano nessuna fede religiosa, neanche quella basata sul sistema nervoso, e ciò perché bisognerebbe chiarire la componente psicologica che contraddistingue le diverse esperienze e la loro descrizione; intendo dire che l'aspetto religioso di un'esperienza non dipende semplicemente dalle sensazioni che si provano, ma da quando queste esperienze siano mutuate a una cultura provvista di tradizione religiosa.

Inoltre, le esperienze religiose variano da religione a religione, e non ne esiste una sola uguale per tutte. Può essere che in alcuni casi l'esperienza descriva qualcosa che esiste all'esterno e in dipendenza dal soggetto, mentre in altri il soggetto si accorge di qualcosa di sé che gli era ignoto. Si tratta di strutture esperienziali diverse, tanto è vero che c'è da chiedersi se si tratti non di esperienze diverse della stessa cosa (mi si passi il termine), ma che la diversità fenomenologica dipenda dalla sperimentazione di cose diverse. E' piuttosto certo che vivere in modo esperienziale lo Spirito Santo durante l'Eucarestia è diverso da un'incorporazione di Xango nell'Ubanda e da questa evidenza potremmo derivare che, non esistendo un soggetto unico di tutte le esperienze religiose, per questo le esperienze religiose sono diverse.

Chi legge avrà notato che metto insieme capre e cavoli, ma ho un motivo: alcuni, in particolare le sette che oggi sono religioni con milioni di fedeli, sostengono che qualunque esperienza religiosa ha un'unica fonte. Esaminiamo i motivi e gli interessi di queste persone: 1) se esiste un'origine unica di qualsiasi esperienza religiosa può essere solo una religione, ed è perciò sbagliato cercare fra religioni; 2) sempre per lo stesso motivo, esistendo un'unica fonte sperimentabile in modi diversi, la differenza di esperienze non dimostra l'esistenza di altre fonti. Supponendo che chi si mette a fare shiatsu abbia l'obiettivo di capire l'energia dell'universo e chi si mette a fare massoterapia quello di diventare un buon massaggiatore della fascia, è evidente che sono a confronto due tradizioni religiose: una che considera il mondo come un'entità inscindibile composta da esseri esistenti su diversi piani, quella del taoismo da cui lo shiatsu deriva, e l'altra che la frammenta in corpo, mente, spirito e riconosce la gestione del Grande Vecchio con la barba.

Tirate voi le conclusioni.

 

 

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