IL PRIMO SITO DEGLI OPERATORI SHIATSU IN SARDEGNA

 

 

Impressioni sulla percezione

(articolo di Attilio Alioli, da DBN Magazine n°08 giugno 2013)

 

 

Con questo scritto di Attilio Alioli (Presidente di Accademia Italiana Shiatsu Do) iniziamo la pubblicazione di una serie di articoli scritti da operatori e docenti di Shiatsu “anziani”. Il tema centrale sarà la percezione nella pratica Shiatsu ed il rapporto tra il “sapere” ed il “saper fare…”, tra teoria e pratica!

 Impressioni sulla percezione, nella pratica dello Shiatsu e non solo….

In questi giorni mi è capitato di rileggere un vecchio articolo scritto da un caro amico (Mario Vatrini) oltre 15 anni fa. Mario scriveva: Recitare a memoria i nomi dei meridiani in cinese, o dare una lettura psicosomatica di uke, cioè la persona che sta ricevendo il trattamento, o osservare la lingua per trarre una diagnosi deduttiva, non significa usare lo strumento Shiatsu per raccogliere informazioni, ma la neocorteccia, cioè la parte “moderna” del cervello, che raccoglie le informazioni e le confronta con le nozioni di cui dispone per dare un giudizio… Lo Shiatsu si è diffuso, in origine, come metodo per riabilitare le doti perdute con l'abuso della neocorteccia nella società contemporanea, riabilitare cioè le capacità di percezione del mondo che hanno per tramite l'ipotalamo, il cervello “antico”, che non impara per nozioni, non capisce per spiegazioni, ma è in sintonia con il contesto immediato che ci circonda e che capisce solo per quel tramite. Si potrebbe dire che esistono sia l'universo, enorme ed oltre la possibilità di percezione, che il mondo, cioè quello di cui ci accorgiamo. Il mondo dell'operatore di Shiatsu è, molto semplicemente, quello che “sente” sotto le mani e che è compreso dall'ipotalamo, ma incompreso dalla neocorteccia.

Mi sono sorte spontanee alcune riflessioni!

La “Vitalità” e le sue vie di comunicazione. "La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono" (Albert Einstein)

Un primo aspetto sul quale vale la pena “riflettere” è che esistono innumerevoli tentativi (più o meno elaborati) di “mappare” e spiegare il movimento dell’Energia Vitale (KI, CHI, PRANA ecc.) e le sue relazioni con la vita, lo stato di Ben Essere ed il disagio, il disequilibrio o la malattia. Ogni cultura ha affrontato questo aspetto e lo ha “risolto” attraverso la propria esperienza accumulata nel corso dei secoli e la propria visione della relazione Uomo/Natura, Vita/Morte ecc.

Sono percorsi evolutivi complessi e lontani nel tempo, a cui noi possiamo accedere sia attraverso lo studio dei testi ma soprattutto attraverso la nostra pratica, il confronto e lo studio comune.

Nel corso degli anni mi sono  reso conto, che cercare di “racchiudere” i fenomeni che percepivo sotto le mie mani, in modelli e contesti culturali unici era impossibile ed erroneo. La “Vitalità” dei miei Uke si manifestava ogni volta con modalità non prevedibili, non programmabili e uniche. Alle volte mi era possibile “spiegare” il fenomeno con la Teoria conosciuta, altre volte ciò non era possibile. Le relazioni possibili tra il manifestarsi del KI ed il suo movimento erano sempre più ricche ed ampie delle mie conoscenze mentali. Non è stato un cammino semplice e lineare. Alle volte mi appariva più semplice negare la evidenza dei fenomeni e camminare “tranquillo” con le conoscenze acquisite!

Ancora oggi molti (nel mondo dello Shiatsu) ritengono che ciò che importa siano le conoscenze chiaramente articolate. Io ritengo che ciò che importa davvero sia la nostra interazione con la “realtà percettiva” nella pratica dello Shiatsu-Do. (non è mia intenzione negare la validità ed utilità delle prime). Nel “praticare” qua e là riusciamo a cogliere “immagini sfuggevoli” e, quando ci sono abbastanza chiare e familiari, le possiamo esprimere. Ma i nostri tentativi di espressione-spiegazione non colgono mai appieno la realtà di cui abbiamo l’esperienza.

E’ quindi il processo esperienziale  nell’esperienza percettiva a contare davvero, il CAMMINARE LUNGO LA VIA, non le pietre miliari. Quando siamo partecipi ad un momento percettivo, non possiamo isolarlo e/o spiegarlo. Solo il riviverlo molte volte con intensa partecipazione  ci può permettere, in un secondo tempo, il tentativo di ricercarlo, ricrearlo e successivamente di “spiegarlo”.

“Vivere – Creare – Spiegare”

Quando ci concentriamo su di un particolare evento e poi lo isoliamo dal resto, in quel momento può diventare un fenomeno “oggettivabile”. Persone diverse lo faranno in modo diverso, quello che si vede dipende da come si guarda. Se due persone osservano una macchia di inchiostro è possibile che una veda un castello e l’altra uno scoiattolo. La realtà della macchia viene isolata dal resto e definita.

Modi differenti di isolare creeranno differenti realtà, esistono poi possibili differenti interpretazione ed altro ancora. Il punto di vista oggettivo è un’illusione, davanti alla realtà totale nessuno può essere un “osservatore” distaccato. C’è un assioma medievale che esprime bene questa condizione: Quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur. “Tutto ciò che è recepito è recepito al modo di chi recepisce”. E’ della tua storia che si parla, tu ne fai parte.  Il passaggio dalla parte al tutto e viceversa comporta anche la scoperta che appartengo allo intero universo nel manifestarsi della vita, la pratica percettiva nello Shiatsu diventa allora un processo di conoscenza e di partecipazione, CORPO-MENTE-CUORE si ritrovano uniti, LA PRATICA SI TRASFORMA IN “DO”.

Ciò che importa è riconoscere ed affermare che la soggettività nel processo percettivo è intimamente legata con la connessione al tutto del meraviglioso fenomeno TORI-UKE (fenomeno Shiatsu).

-OPERATORE  - RICERCATORE -  ISTRUTTORE-

Per facilitare il confronto facciamo l’esempio di una foresta, l’operatore entrerà direttamente nella foresta e si sentirà davvero connesso emotivamente alla foresta stessa, sarà una reale esperienza spirituale, il ricercatore e/o l’istruttore deve saper anche descrivere la foresta nei suoi vari aspetti, nelle sue varie componenti. Il ricercatore, l’istruttore deve saper riconoscere indicare e motivare il “percorso”. Nello Shiatsu è la stessa cosa. Nel vivere l’esperienza la parte intellettuale non è presente, nel cercare di spiegarla è invece di fondamentale importanza.

Chi riesce a non separare la reale conoscenza vissuta nell’esperienza ripetuta ed il  tentativo di spiegazione successiva è già sulla buona strada.

Chi riesce nello spiegarsi e nello spiegare a riconoscere ed utilizzare diversi modelli senza pregiudizi, senza dire che uno è più fondamentale di un altro, sta percorrendo la Via con amore e tolleranza e questo è per me una “componente fondamentale” dello Shiatsu-Do.

Nel 1920 un certo Albert scriveva “Tutto è determinato… da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Lo è per l’insetto come per le stelle. Esseri umani, vegetali, o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.” Diceva di se “ Sono un non credente, profondamente religioso”.  NON E’ MALE!

-LA  TECNICA-

Voglio proporvi di portare la vostra attenzione sulla “presa di coscienza di sé” nella pratica dello Shiatsu. Sovente si pensa di “risolvere” questo aspetto, così importante, facendo riferimento a ciò che hanno detto altri, compreso i contenuti dei Testi Antichi, cercando sicurezze nelle cosiddette verità.

E’ una strada di comodo, che esalta il nostro piccolo ego e non lascia spazio alla crescita di un ascolto più sottile. ( Non è mia intenzione negare l’importanza del conoscere e dello studiare). Ma resto convinto che lo Shiatsu sia  prima di tutto una esperienza individuale, non un sapere.

Ciascun praticante “vive l’esperienza” attraverso il prisma della propria personalità ed in ciò non esiste gerarchia, esistono solo differenze. Il tema dell’ascolto e della percezione è una buona porta d’ingresso alla pratica dello Shiatsu-Do. Lo studio della tecnica è fondamentale, ma il solo copiare o ripetere non aprirà automaticamente la porta dell’ascolto. ( E questo non riguarda solo lo Shiatsu, ma tutta la nostra vita.)

Se si crede troppo ciecamente nei “sistemi” si arriverà a credere sia sufficiente eseguire automaticamente una tecnica dietro l’altra e/o ottenere un beneficio.

Siamo su di un piano grossolano, è possibile cercare di andare oltre.

La tecnica è la preparazione alla percezione. Costruite le fondamenta tecniche inizia la ricerca, che non è più tecnica ma percezione, ascolto, ricerca di unità.

Una sensazione, una percezione al cui interno non c’è tecnica. Nella tecnica e nella sua preparazione c’è osservazione, nella percezione c’è “ascolto passivo”. Nella tecnica si può “fare”, nell’ascolto si deve “lasciar fare”, le sensazioni non si cercano, si presentano e si vivono.

Questo diventa l’ascolto di se, essere con, essere nella cosa, non ci può essere separazione, ne soggetto ne oggetto, si è nella stessa realtà, la realtà dello Shiatsu-Do.

Oggi dopo quasi 30 anni di pratica e di studio condiviso con decine di “colleghi”, operatori ed insegnanti Shiatsu tra i più esperti, credo che un percorso di insegnamento debba, (senza negare l’importanza e l’utilità dei modelli antichi propri della Cultura Cinese), porre al centro della propria esperienza formativa la crescita della fiducia nel “sentire”. Si possono utilizzare “mappature del corpo e della Vitalità di Uke” differenti che arricchiscano ed integrino la formazione di base dell’operatore. Il corpo (la vita di Uke) è un continuo grande movimento di KI, un piccolo cosmo dove le linee, i punti, le zone ecc. si connettono e vivono di vita propria in una danza costante più o meno armoniosa.

Ogni parte è in relazione con tutte le altre. Sovente risulta più facile percepire i collegamenti vicini (questo sia per quanto riguarda la capacità percettiva che per le posizioni non semplici che i collegamenti “lontani” fanno assumere).

L’esperienza ripetuta permetterà di acquisire la confidenza e la sicurezza necessaria al fine di utilizzare con naturalezza le varie possibilità.

Percorsi Energetici, Zone e Tsubo e le varie teorie che li “giustificano” costituiscono una “mappatura integrata” che ci aiutano nel percorrere il cammino.

Ma non ci dobbiamo mai dimenticare che le mappe (anche le più ricche ed evolute) non potranno mai sostituire il territorio quello vero e cioè la Vitalità dei nostri Uke!

Concludo queste mie brevi riflessioni riportando una parte di una intervista al Maestro Yuji Yahiro di parecchi anni fa, pubblicata sulla rivista Shiatsu Do:

Domanda: Quando fai la tua ricerca, immagini un percorso, o che ci siano collegamenti a zone trasversali o altro?
Risposta: Intuitivamente, tramite una sensazione mi arrivava una sorta di messaggio, però era un messaggio ancora confuso. Non trovavo ancora una spiegazione. Ho sentito, ho provato e ha funzionato. Da lì è partita la mia ricerca.
Domanda: Tu dicevi che sentivi che esistevano dei percorsi diversi da quelli dell’agopuntura.
Risposta: Avevo dei dubbi costanti, perché sentivo delle cose diverse da quelle insegnate.
Domande: L’energia scorre sempre per percorsi o anche in maniera diversa?
Risposta: Anche in maniera diversa.
Domanda: I percorsi sono dunque un espediente per raffigurare l’energia?
Risposta: I meridiani sono un invito a entrare nel mondo dei meridiani; poiché ogni persona ha una condizione fisica diversa, il percorso cambia per ogni individuo. Ci sono strade comuni, le macchine quando non c’è traffico possono passare ovunque, quando invece c’è traffico devono cambiare percorso. Però esistono delle strade. I percorsi dell’energia non sono fissi come larghezza e potenza. Hanno un regolamento minimo, perché la natura è uguale per tutti, ma non sono così precisi. E’ come l’acqua sul pianeta: ci sono grandi fiumi, laghetti, mari, ma quando piove tutti loro cambiano di misura.

Buon Shiatsu - Attilio Alioli

 

 

Shiatsu in rete - via Salaris, 17/F - 09128 Cagliari - Tel. 070 43190

 aggiungi ai preferiti