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Intervista al Maestro Yuji Yahiro

(articolo a cura di Claudio Parolin, da Shiatsu Do n°21 marzo 2002)

 

 

Domanda: Mario Vatrini, su “Shatsu Do” n° 21, racconta che in quegli anni tu hai unito tecniche dei due stili, Namikoshi e Masunaga. Sei del medesimo avviso?
Risposta: Ero in Italia quando il maestro Deshimaru mi ha fatto conoscere il Busen, il centro del maestro di judo Cesare Barioli, il quale aveva imparato anche la digito pressione, come parte del sapere marziale; una volta il sapere veniva trasmesso in modo completo; i maestri di arte marziali imparavano anche a trattare il corpo. Ora invece le conoscenze vengono trasmesse separatamente e il judo è diventato sport, non è più salute.
Mentre ero in Australia mi ero rovinato un’unghia della mano destra, che si era incastrata dentro la portiera di una macchina. Come potevo fare shiatsu? Soffrivo moltissimo. Io ce la mettevo tutta, ma il corpo non ce la faceva. La tecnica non veniva corretta. Il corpo chiedeva un altro tipo di impegno. Per capire come dovevo fare mi affidai alla meditazione. A quel tempo meditavo seduto, facevo anche zazen. Sudavo. Ero arrivato al limite della sopportazione e allora ho meditato. In pochi minuti mi sono liberato di quella pressione. Ho potuto “vedere” che usciva e ho sentito come un rumore.
Solo pensare non va bene. La meditazione serve a questo. Cercavo di sentire i meridiani da solo. La ricerca da soli è molto limitata, nonostante io mi documentassi su alcuni documenti che avevo trovato. Avevo trovato dei meridiani diversi dall’agopuntura. Quando ho scoperto che il maestro Masunaga aveva una mappa dei meridiani ero contento, ma lui stesso mi ha confermato che la mappa non era che un esempio. Era solo l’ingresso ai mondi dei meridiani. Ho conosciuto il maestro Masunaga tramite un giornale. Avevo una specie di lombaggine. A quel tempo pensavo di poter guarire da solo e invece non miglioravo, anche praticando per due o tre ore. Non capivo cosa dovevo fare. Allora ho messo un annuncio gratuito su un giornale chiedendo a chi avesse una grande esperienza di shiatsu di insegnarmi a guarire da quel sintomo. Era il 1974. E’ arrivata la risposta di un lettore che mi diceva di conoscere un maestro che forse poteva risolvere il mio problema. Si trattava del maestro Masunaga. Io gli
ho scritto subito. Ho poi potuto capire che il mio caso, il sintomo che riguardava nervo sciatico e lombaggine, nascondeva un problema più profondo, più avanzato. Col tempo il sintomo è passato da solo.
Domanda: Quando fai la tua ricerca, immagini un percorso, o che ci siano collegamenti a zone trasversali o altro?
Risposta: Intuitivamente, tramite una sensazione mi arrivava una sorta di messaggio, però era un messaggio ancora confuso. Non trovavo ancora una spiegazione. Ho sentito, ho provato e ha funzionato. Da lì è partita la mia ricerca.
Domanda: Tu dicevi che sentivi che esistevano dei percorsi diversi da quelli dell’agopuntura.
Risposta: Avevo dei dubbi costanti, perché sentivo delle cose diverse da quelle insegnate.
Domanda: L’energia scorre sempre per percorsi o anche in maniera diversa?
Risposta: Anche in maniera diversa.
Domanda: I percorsi sono dunque un espediente per raffigurare l’energia?
Risposta: I meridiani sono un invito a entrare nel mondo dei meridiani; poiché ogni persona ha una condizione fisica diversa, il percorso cambia per ogni individuo. Ci sono strade comuni, le macchine quando non c’è traffico possono passare ovunque, quando invece c’è traffico devono cambiare percorso. Però esistono delle strade.
I percorsi dell’energia non sono fissi come larghezza e potenza. Hanno un regolamento minimo, perché la natura è uguale per tutti, ma non sono così precisi. E’ come l’acqua sul pianeta: ci sono grandi fiumi, laghetti, mari, ma quando piove tutti loro cambiano di misura.
Domanda: Tornando al maestro Masunaga…
Risposta: Ho iniziato una corrispondenza con lui, ma soprattutto parlavamo di teoria, non di tecnica: parlavamo di cos’è la vita, qual è il modo corretto di vivere, cosa deve essere il vero shiatsu, come essere un ricercatore…
Domanda: La tecnica di separare le mani è una tua intuizione o sei stato influenzato da Masunaga?
Risposta: Sicuramente sono stato influenzato, però non ero contento né di questo né di quello... Il problema era che non ero contento. Quindi è nato questo metodo.
Domanda: Non eri contento rispetto a cosa, all’efficacia?
Risposta: Rispetto alla natura: perché dovevo fare così tanta fatica? Perché dovevo usare il mio corpo in modo così innaturale?
Domanda: Questo anche rispetto al metodo Masunaga?
Risposta: Stavo male, perché praticavo tanto, quindi ero stanco. Non avevo tempo neanche di mangiare. Però non ero convinto di essere malato. “Porca miseria, sono invecchiato!” Pensavo. Sudavo molto, quindi facevo la doccia due volte; pensavo di non star bene, ma non di essere malato.
Domanda: A quell’epoca come lavoravi? Che metodo usavi? Pollici uniti o separati?
Risposta: Non mi ricordo, però ero bloccato. Allora ho meditato su come potevo usare il corpo in maniera più naturale.
Domanda: E’ corretto creare un’analogia tra il metodo dei pollici separati e quello del maestro di spada Musashi, che usava due spade?
Risposta: Di Musashi dicono che spesso usasse una sola spada, perché non è facile ammazzare una persona con due spade.
Domanda: Mi rifaccio al romanzo, in cui descrive un momento in cui Musashi ha un’intuizione e scopre che è innaturale usare una mano sola, e invece è molto più naturale usarne due.
Risposta: Inizialmente siamo allenati solo a usare la mano destra. Ma se ho una ferita e non riesco a usare la destra, sono morto. Poter usare la mano sinistra quando si è feriti alla mano destra. Questo era il metodo di Musashi, saper usare sia la destra che la sinistra allo stesso modo. Ma difficilmente usava le due spade contemporaneamente.
Domanda: Tornando alle pressioni, per analogia; nella doppia pressione si usano le mani separate…
Risposta: E’ il modo di vedere il corpo che fa la differenza nello stile. Il pensiero vitale del maestro Namikoshi era centrato sullo tsubo. Masunaga invece puntava sui meridiani. Questo è il punto cruciale che determina la differenza tra i due metodi: considerare il punto d’entrata il punto vitale, o il meridiano. Secondo me sono giuste entrambe le considerazioni. Come dire che per me vanno bene sia gli spaghetti che le lasagne.
Domanda: Questo vuol dire cercare la profondità di un punto anche cercandola lungo un percorso?
Risposta: Doppia pressione vuol dire cercare la natura: in alta montagna o in pianura la pressione è diversa. Ho sempre cercato di far coincidere il mio lavoro con la natura. Del resto a me interessa fare il ricercatore, non essere riconosciuto, o essere a capo di una grande organizzazione.
Domanda: Doppia pressione perché ogni punto ha bisogno di una pressione diversa?
Risposta: Monti, mari: atmosfera diversa. La mia sensazione però era vaga.
Domanda: Rispetto al modo di lavorare di Masunaga, la tua ricerca delle corrispondenze avveniva lungo il percorso o anche al di fuori del percorso?
Risposta: Io sono testardo, provo anche un altro fiume. Cambio modo. Ho provato tutti i dodici meridiani. Ho trovato un tredicesimo canale. Allora mi sono chiesto se lo avevo aperto io?
Domanda: Le mani allora devono lavorare da sole?
Risposta: Sì, bisogna cercare la differenza di atmosfera: montagna, collina, lago o mare, dove si trova la profondità?
Domanda: Questo lavoro di cercare i punti uno per uno, di isolarli. Hai poi avuto l’idea di collegarli?
Risposta: La ricerca di nuovi modi di premere nasce dal nostro limite. Non è limite dello shiatsu è un mio limite. Molti dicono: “Lo shiatsu arriva solo fin qui”. In realtà non conosciamo i limiti dello shiatsu, ma solo i nostri. Dobbiamo anche provare altri metodi, per esempi la moxa, perché non dobbiamo essere egoisti: qui c’è una persona che sta soffrendo, e noi siamo lì per aiutarla. Io amo lo shiatsu, però se vedo persone cui va meglio un altro tipo di stimolo lo provo.
Il maestro Namikoshi nei suoi libri non parla mai di tsubo, parla di Chi.
Il Chi è collegato con i tsubo, ma è una sua esperienza. Quando ci sono certe situazioni, lui usava i tsubo. Nonostante non parlasse di meridiani, li usava. Non lo diceva chiaramente, ma in pratica lo faceva.
Ora si dice che il metodo Masunaga è “scientifico”… Il metodo Masunaga è pratico. Però il maestro Masunaga a un certo punto, quando si è voluto
distaccare dalla scuola Namikoshi, ha cercato l’aiuto di un dottore, per far definire il proprio metodo scientifico.
Domanda: Questo quand’è successo?
Risposta: Probabilmente alla fine degli anni 60.
Domanda: Quando hai elaborato il tuo modo di lavorare, hai pensato di aver creato un nuovo stile?
Risposta: Ero molto contento perché il mio corpo si era come liberato. Io ero contento perché era contento il mio corpo.
Domanda: Secondo te questo nuovo modo di lavorare si può definire un nuovo stile?
Risposta: Non è uno stile. Se fai questa posizione hai una buona condizione. Se cento persone provano quella posizione, cento persone hanno un effetto simile. Ma una condizione non si può chiamare stile. E’ un principio. Non è esclusivo di uno stile. Tramite lo stile è difficile scavare la condizione, però lo stile rende più facile l’entrata nel mondo dello shiatsu. Senza renderti conto, sei già in una certa condizione.
Domanda: Questo modo di lavorare con le mani separate è molto diverso dal modo di lavorare dei metodi di Namikoshi e Masunaga.
Risposta: Però si può applicare questo principio a entrambi i metodi. Tuttavia, non ho sistematizzato il principio.
Domanda: Perché no?
Risposta: Perché sarebbe un limite. E’ un limite nel senso che si definiscono i confini di una certa dimensione. E’ come un quadro con la cornice. A me interessa la natura, non la cornice. Non mi interessa creare una sistematizzazione, non è la mia strada. Per far sopravvivere l’identità ci vuole un quadro. Ma la nostra esistenza non è limitata alla cornice del quadro, la trascende.
Domanda: Allora il nostro sforzo di fare una codificazione dei kata sarebbe inutile?
Risposta: No, va bene, ma chi prepara i kata non deve diventare direttore dell’organizzazione. Se ci sono 10 persone di un gruppo, 5 dovrebbero fare i ricercatori e 5 i divulgatori. Così si arricchisce il valore dello shiatsu.
Domanda: Questo modo di lavorare, per essere offerto agli altri, non deve essere sistematizzato?
Risposta: Io sono sempre attento alla condizione e alla forma (ovvero al kata). Nikkyo significa “ricerca interna”, non è un concetto esoterico. Noi che non siamo capaci di sentire, possiamo aumentare la nostra sensibilità corretta. Possiamo aumentare il pensiero corretto. Senza approfondire l’interno corretto non si può aumentare la capacità esterna. L’esterno è la forma, l’interno è la condizione. Se non c’è forma, la condizione è solo mia, non la posso spiegare, solo chi l’ha sentita in modo simile, mi può capire. E’ come tra judoisti, o tra artisti. Anche il kata è venuto da un’idea che ha preso forma nella testa. Quello che ho sentito è stato formalizzato in un kata. Se la sensibilità cambia, si approfondisce, anche il kata cambia, deve cambiare per forza. Non è fissato in modo drastico. E’ sempre migliorabile. Tanti kata muoiono perché chi copia il kata non trova lo stesso effetto di chi l’ha creato e non cerca la propria forma, perché non trova la propria condizione. Se c’è un gruppo di studio bisogna quindi coordinarsi: chi fa il ricercatore e chi il divulgatore.
I kata dei due stili Namikoshi e Masunaga a un certo punto si sono fermati nella loro evoluzione.
I maestri Masunaga e Namikoshi non si sono fermati, ma il kata a un certo punto si ferma per forza. Se chi segue quel metodo, non capisce cosa c’è dietro il kata, il kata per forza di cose si esaurisce e poi muore. E quando muore, la gente cerca un altro kata, o un altro metodo. E’ giusto che il kata si trasformi, ma non per “moda”. Per esempio la lingua latina viene ancora insegnata, ma ora risulta molto difficile parlarla e capirla. Eppure una volta tutti la parlavano.
Dipende dal contesto storico, dalla società. Nel tempo la lingua cambia. Ora bisogna tradurre i principi in una lingua attuale. Questo è il mio lavoro. Sto traducendo un principio in una lingua comprensibile.
Domanda: Un kata può riuscire a contenere un principio?
Risposta: Se il kata viene dalla ricerca, se è un vero kata, e non “moda”, se è nato dal sudore, allora per forza contiene un principio. Ma pochi kata sono così. In nome del metodo, a volte si creano dei kata inutili. Per questo codificare un kata è molto difficile: bisogna sudare sangue.
Domanda: Un kata fatto bene può far avvicinare al principio?
Risposta: Senza metodo no. Per questo il mio lavoro prescinde dal metodo. Quando spiego sembra che io stia illustrando un metodo; in realtà vorrei che ognuno trovasse il proprio metodo.
Tanti che vengono ai miei seminari sono contenti perché tramite un certo principio migliorano il loro stile e mi ringraziano. Io rispondo: “Grazie di che? Hai fatto tutto tu!”
Siamo dunque arrivati ai principi…
Il principio non muore. Se uno stile vive a lungo è perché ci sono dietro dei principi. Un principio senza nikkyo… è la condizione interna, unita alla forma esterna a formare il principio. Per esempio non tutti mangiano carne, mentre tutti dobbiamo respirare per vivere.
Mangiare carne è una condizione, respirare è un principio. Quando si comincia a respirare consapevolmente, si capisce che non c’è altro modo. Non è un “metodo”. E’ la consapevolezza che conta. Il principio è uno solo, però dipende da come viene applicato. Può essere spiegato in migliaia di modi diversi, ma è sempre lo stesso. La farina è un principio, ma può diventare gnocchi, spaghetti, o pane, a seconda delle esigenze.
Vivere bene e cercare di usare bene il corpo è dozen. Non esiste uno dozen-metodo o uno dozen-stile, è un principio, il corretto modo di sedersi, camminare, eccetera. Senza specializzazione non c’è approfondimento del principio. Così abbiamo l’aikido, il judo, lo shiatsu eccetera….
L’intervista prosegue entrando nel merito dei principi dello shiatsu “Pressione
perpendicolare, costante e concentrata: i tre principi dello shiatsu. Cosa vuol dire …..” ma questa è un altro tema che affronteremo quanto prima sui Quaderni della Tecnica.

 

 

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