IL PRIMO SITO DEGLI OPERATORI SHIATSU IN SARDEGNA

 

 

Modelli e modelli

(articolo di Elisabetta Scevola, da Shiatsu Do n°13 aprile 1999)

 

 

Presentiamo, in sintesi, il pensiero del fisico americano Fritjof Capra a proposito di modelli, tratto dal suo libro "Il punto di svolta". Le sue illuminanti conclusioni ci offrono una chiave interpretativa coerente e convincente della vita, applicabile anche al fenomeno shiatsu.

 

"Dopo un tempo di declino viene il punto di svolta...

... il movimento è naturale, sorge spontaneamente, perciò la trasformazione di ciò che è invecchiato diventa facile. Il vecchio viene rifiutato e da esso subentra il nuovo... (I Ching)".

 

Capra sostiene che l'Occidente è entrato in crisi da qualche decennio e che ora siamo arrivati al punto di svolta.

I concetti della visione del mondo meccanicistica e riduzionistica, ereditati da Cartesio e da Newton, non sono più sufficienti a spiegare la realtà. Anche la nostra cultura è andata sempre più frammentandosi, sviluppando stili di vita profondamente malsani. Aria e acqua inquinate, rumori, traffico, contaminanti chimici, radiazioni, inflazione, disoccupazione, alcoolismo, depressione, malattie degenerative, suicidi... Questi rischi sono ormai caratteri integrati di un sistema culturale ed economico ossessionato dall'idea di crescita ed espansione.

La nostra società ha favorito costantemente lo yang a scapito dello yin: la conoscenza razionale rispetto alla sapienza intuitiva, la competizione rispetto alla cooperazione, lo sfruttamento di risorse naturali rispetto alla conservazione (coscienza ecologica). Quest'orientamento, sostenuto dal sistema patriarcale e incoraggiato dalla nostra cultura sensistica, ha determinato un profondo squilibrio. Intendiamoci, nessuno di questi valori è intrinsecamente cattivo, ma, avendoli isolati dai loro opposti polari, concentrandoci solo sullo yang, abbiamo gettato le basi per l'attuale crisi.

Per cercare di capire questa crisi culturale dobbiamo sostituire la nozione di struttura sociale statica con la percezione di modelli di mutamento dinamici. Vista da questa prospettiva la nostra crisi ci appare come un aspetto di una trasformazione, come un mutamento; esattamente come la intendevano gli antichi cinesi. Infatti essi avevano una visione del mondo profondamente dinamica ed erano ben consapevoli di questa connessione profonda tra crisi e mutamento. Wei-ji = crisi è composta da due caratteri: "pericolo e opportunità". I sociologi occidentali hanno hanno confermato questa antica intuizione. Hanno infatti dimostrato che le trasformazioni sono precedute da una varietà di indicatori sociali, molti dei quali sono identici ai sintomi della nostra attuale crisi.

Per cui la crisi presente non è solo una crisi di individui, di governi o di istituzioni sociali, ma è una trasformazione di dimensioni planetarie. Come individui, come società, come civiltà e come ecosistema, stiamo raggiungendo il punto di svolta che segna un'inversione nella fluttuazione tra yin e yang: "lo yang, dopo aver raggiunto il suo apice, si ritira nello yin...".

Oggi viviamo in un mondo che ha interconnessioni a livello globale, in cui fenomeni biologici, psicologici, sociali e ambientali sono tutti interdipendenti. Tutti i nostri problemi, come vedremo, sono problemi "sistemici", ossia sono strettamente interconnessi. Si potrà trovare una soluzione solo modificando la struttura della rete stessa, cosa che comporterà profonde trasformazioni dei nostri valori, delle nostre idee e delle nostre istituzioni. Abbiamo bisogno quindi di un nuovo modello, di una differente visione della realtà ispirata ad una concezione unitaria, sistemica ed ecologica del mondo per poter fronteggiare i gravi problemi del nostro pianeta e dell'umanità intera.

O meglio, sarebbe auspicabile una graduale formulazione di una rete di concetti e modelli interconnessi in modo che nessuna teoria o modello sia più fondamentale degli altri, ma tutti risultino in reciproco accordo.

 

LA VISIONE SISTEMICA DELLA VITA

 

Gli organismo viventi spesso si comportano come macchine (vedi la circolazione sanguigna, i muscoli ecc...), ma non lo sono. Per comprendere ciò, bisogna sviluppare l'idea di una "biologia sistemica", che veda, cioè, in un organismo un sistema vivente.

La concezione sistemica considera il mondo in termini di rapporti e integrazioni. I sistemi sono totalità integrate le cui proprietà non possono essere ridotte a quelle di unità minori. Anziché concentrarsi su blocchi da costruzioni elementari, l'approccio dei sistemi insiste sui principi basilari dell'organizzazione.

Ogni organismo, sia pianta, animale o essere umano è un tutto integrato e quindi un sistema vivente; ma anche un alveare, una famiglia, un "incontro shiatsu" sono altrettanti sistemi viventi più complessi con varietà di organismi e materia inanimata in interazione reciproca.

Tutti questi sistemi naturali sono totalità, le cui strutture specifiche derivano dall'interazione e dall'interdipendenza delle loro parti.

Un aspetto molto importante dei sistemi è la loro natura intrinsecamente caotica e dinamica, caratteristiche che permettono una grande flessibilità.

Analizziamo ora le differenze tra una macchina (l'orologio di Descartes) e un organismo:

1. Le macchine vengono costruite, mentre gli organismi crescono. Di conseguenza la comprensione degli organismi deve orientarsi sui processi. Non si può dare l'immagine esatta di una cellula attraverso un disegno statico, ma la cellula deve essere compresa in funzione di processi che riflettono l'organizzazione dinamica del sistema.

2. Le macchine vengono costruite montando un certo numero di parti prestabilito, mentre gli organismi rivelano un alto grado di flessibilità e plasticità interne. Il numero delle parti può variare e non esistono due organismi che abbiano parti identiche.

3. Le macchine funzionano secondo catene lineari di causa-effetto e quando si guastano è possibile identificare una singola causa del guasto. Il funzionamento di organismi non è lineare, ma è guidato da modelli ciclici di flusso di informazioni. A influisce su B che influisce su C che può influire a sua volta all'indietro su A. Quando un tale sistema smette di funzionare, l'interruzione è causata di solito da fattori multipli.

La flessibilità interna dei sistemi viventi dà origine all'autoorganizzazione. Un organismo vivente è un organismo autoorganizzantesi, ciò significa che il suo ordine, la sua struttura e la sua funzione non sono imposti dall'ambiente, ma sono stabiliti dal sistema stesso; per cui hanno un certo grado di autonomia, ma nello stesso tempo sono sistemi aperti, devono, cioè, mantenere uno scambio continuo di energia e di materia con il loro ambiente per rimanere in vita (vedi l'assunzione e la scomposizione del cibo durante la fase metabolica per mantenere e accrescere l'ordine dell'organismo). Questo processo consente al sistema di rimanere in uno stato di non-equilibrio in cui il sistema è sempre al lavoro. Perciò si può dire che gli organismi sono sistemi aperti che operano continuamente lontano dall'equilibrio, ma al tempo stesso hanno un alto grado di stabilità dinamica (stabilità intesa non come equilibrio, ma come mantenimento della stessa struttura complessiva nonostante i continui mutamenti e le continue sostituzioni di sue componenti). Noi sostituiamo tutte le nostre cellule nel giro di pochi anni, eppure siamo sempre più o meno uguali grazie alla stabilità dinamica del nostro sistema. Una chiara spiegazione dell'autoorganizzazione e dello scambio di rapporti tra organismi e ambiente è dato dalla tendenza dei sistemi viventi a formare strutture pluristratificate. Per esempio l'organismo umano contiene sistemi di organi composti da vari organi, ciascuno dei quali è composto da tessuti a loro volta formati da cellule. I rapporti fra questi livelli di sistemi possono essere rappresentati da un "albero sistemico".

Come in un albero reale ci sono interconnessioni e interdipendenze fra tutti i livelli. Ciascun livello interagisce e comunica col suo ambiente totale.

A causa della natura non lineare dei flussi e delle interconnessioni, ogni disturbo grave non si limiterà a un effetto singolo, ma è probabile che si diffonda all'intero sistema.

Ogni sistema è un organismo relativamente autonomo, pur essendo anche un componente di un organismo maggiore. Ha proprietà autonome di totalità (autoassertive) e proprietà dipendenti di parti (integrative). Questi sistemi stratificati hanno maggiori possibilità di sopravvivenza, poiché in casi di gravi disturbi sono in grado di decomporsi nei loro vari sottosistemi, senza andare distrutti completamente.

Il nostro albero sistemico è l'esatto opposto della classica piramide gerarchica, rigida, autoritaria, con sistemi di controllo dall'alto verso il basso. Nella piramide rovesciata, o albero sistemico, il potere fluisce sia in senso discendente che ascendente, nessun estremo domina sull'altro e tutti i livelli interagiscono in armonia per sostenere il funzionamento del tutto. Ad ogni livello c'è un equilibrio dinamico tra tendenza autoassertiva (yang) a preservare la propria autonomia individuale e integrativa (yin), a funzionare cioè come parte del tutto.

Anche il nostro pianeta è un organismo vivo. Tutta la materia vivente (atmosfera, oceani, suolo ecc...) formano un sistema complesso autoorganizzato. Esso persiste in uno stato di notevole squilibrio chimico e termodinamico, ma è in grado, attraverso una serie di processi, di regolare l'ambiente, permettendo le condizioni ottimali per l'evoluzione della vita.

In ultima analisi tutti i sistemi stratificati della natura hanno in comune due coppie di fenomeni dinamici complementari che sono tipici dell'autoorganizzazione.

1. La tendenza autoassertiva (autonomia individuale) e integrativa (cooperazione).

2. L'automantenimento (processi di guarigione, omeostasi, adattamento) e l'autotrasformazione (processi di autoapprendimento, processi creativi, di sviluppo e di evoluzione).

Per quel che riguarda l'evoluzione essa è completamente aperta e indeterminata. In essa non c'è un fine. I particolari di questo sviluppo non possono essere predetti a causa dell'autonomia che i sistemi viventi posseggono. Quanto più un sistema si è allontanato dall'equilibrio, tanto più numerose saranno le scelte possibili. Quale di queste scelte sarà adottata è impossibile predire; c'è una vera libertà di scelta. Quando il sistema si avvicina al punto critico "decide" quale via scegliere e questa decisione determina la sua evoluzione.

La descrizione riduzionistico-cartesiana degli organismi può essere utile in molti casi. E' grazie a questo approccio che gli scienziati hanno scoperto virus, batteri, DNA e geni, che la chirurgia d'urgenza sutura e ricollega visceri come fossero tubi idraulici, ma è altresì vero che in conseguenza di questo approccio così frammentato questi stessi scienziati non sanno risolvere altri problemi quali il funzionamento del cervello o come regoliamo la nostra temperatura corporea. Questo perché gli studiosi si rifiutano di prendere in considerazione la funzione dei sistemi viventi come totalità e le loro interazioni con l'ambiente.

Riduzionismo e olismo, analisi e sintesi sono invece approcci complementari che, usati in un equilibrio appropriato ci aiutano a conseguire una conoscenza più profonda della vita.

 

IL PARADIGMA CARTESIANO

La visione del mondo e il sistema di valori che sono alla base della nostra cultura contemporanea furono formulati nelle loro linee essenziali nel Cinquecento e nel Seicento.

Prima di questa data la concezione del mondo dominante era organica. Gli individui consideravano l'universo un organismo vivo, caratterizzato dall'interdipendenza di fenomeni materiali e spirituali.

Questo punto di vista cambiò radicalmente a partire dal 1500. Nicolò Copernico rovesciò la concezione geocentrica di Tolomeo sostenendo la visione eliocentrica; Galileo dichiarò che bisognava prendere in considerazione solo le proprietà della materia che potevano essere quantificate e misurate (figura, numero ecc...) e non quelle soggettive (colore, suono, sapore ecc...). Dalla ricerca di una comprensione dell'ordine naturale per vivere in accordo con esso (atteggiamento integrativo, ecologico, Yin), si passò al controllo e dominio della natura (atteggiamento assertivo, Yang).

Questo mutamento ormai inarrestabile fu completato da due grandi personaggi del '600. Il filosofo e matematico francese Renè Descartes (Cartesio) e il fisico inglese Isac Newton.

Descartes fu fermamente convinto della certezza della conoscenza scientifica. Egli pensò che la chiave per la comprensione dell'universo fosse la sua struttura matematica. Egli dubitò di tutto: del sapere, dei sensi, dell'avere un corpo... L'unica cosa di cui non potè dubitare fu l'esistenza di se stesso come pensatore. "Cogito, ergo sum" (penso, dunque sono).

Da ciò decise che l'essenza della natura umana risiede nel pensiero: scompose pensieri e problemi in frammenti e li dispose poi nel loro ordine logico. Questo metodo portò di conseguenza alla divisione tra anima (res cogitans) e corpo (res extensa), entrambe create da Dio, ma separate in due regni completamente indipendenti (spirito e materia). L'universo materiale (la natura, ma anche il corpo umano), fu visto perciò da Descartes come una macchina, più precisamente come un orologio da scomporre. Nella materia non c'era intenzione, vita o spiritualità. La natura funzionava secondo leggi meccaniche e ogni cosa poteva essere spiegata in funzione della disposizione e del movimento delle sue parti.

L'uomo che completò la rivoluzione scientifica fu Isac Newton. Egli fornì una teoria matematica coerente del mondo.

La scena dell'universo newtoniano su cui avevano luogo tutti i fenomeni fisici era lo spazio assoluto, sempre uguale e immutabile. Ogni mutamento nel mondo fisico veniva descritto in funzione di una dimensione separata: il tempo, che era a sua volta assoluto, senza connessione con il mondo materiale e che fluiva linearmente attraverso il passato, il presente e il futuro.

Gli elementi del mondo newtoniano che si muovevano in questo spazio e tempo assoluti erano particelle materiali, piccoli oggetti solidi e indistruttibili di cui era composta la materia. Il moto delle particelle era causato dalla forza di gravità. Le particelle e le forze agenti tra loro erano di natura diversa ed entrambe create da Dio.

Tutto ciò che accadeva aveva una causa ben precisa e dava origine ad un effetto ben definito e il futuro di ogni parte del sistema poteva, in linea di principio, essere predetto con assoluta certezza, purché se ne conoscesse lo stato in un tempo dato in tutti i suoi particolari.

Il Settecento e l'Ottocento usarono la meccanica newtoniana con un successo enorme. La fisica divenne la base di tutte le scienze. La teoria newtoniana dell'universo e la fede nell'approccio razionale ai problemi umani si diffusero così rapidamente che il '700 divenne noto come "l'età dell'illuminismo".

INADEGUATEZZA RELATIVA DEL MODELLO CARTESIANO

Alla fine dell' '800 e nei primi decenni del '900 nuove scoperte e nuovi modi di pensare cominciarono a rendere evidenti alcune limitazioni di questo modello.

Lo studio degli effetti delle forze elettriche e magnetiche dimostrarono che la luce è in realtà un campo elettromagnetico rapidamente alternato, in moto attraverso lo spazio sotto forma di onde.

Vennero formulate per la prima volta le due leggi della termodinamica sulla conservazione e sulla trasformazione dell'energia.

Si concretizzò una tendenza di pensiero che implicava l'idea di evoluzione e di mutamento, che sfocerà, in biologia, nella teoria dell'evoluzione della specie di Darwin. La catena dell'essere come una gerarchia statica che cominciava con Dio al vertice e discendeva attraverso angeli, esseri umani e animali con un numero di specie fisso si incrinò e si fece strada l'idea che l'essere vivente si fosse evoluto da forme anteriori più semplici sotto la pressione dell'ambiente.

La scoperta dell'evoluzione in biologia cominciò a mettere in crisi la concezione cartesiana del mondo come macchina uscita completamente costruita dal suo creatore. Si cominciò a capire che l'universo doveva essere descritto come un sistema in evoluzione e soggetto a un continuo mutamento in cui strutture complesse si sviluppavano da forme più semplici. Nonostante tutto si cercava di far rientrare queste nuove idee nel solito paradigma riduzionistico.

Furono due sviluppi verificatisi in fisica, culminati nella teoria della relatività e nella teorie quantistica che diedero un grosso scossone alla concezione del mondo cartesiano e alla meccanica di Newton. Protagonisti di questa rivoluzione furono: Albert Einstein e l'equipe di scienziati che portarono avanti la ricerca dopo di lui.

Ogni qualvolta questi studiosi ponevano una domanda alla natura in un esperimento atomico, la natura rispondeva con un paradosso e tanto più essi si sforzavano di chiarire la situazione tanto più acuto il paradosso diventava. Il loro modo di pensare, i loro concetti di base, il loro linguaggio, erano sempre più inadeguati a descrivere i fenomeni atomici. Si resero allora conto che i paradossi si presentavano nel momento in cui volevano spiegare fenomeni atomici con concetti classici.

Questo nuovo approccio richiedeva profondi mutamenti nei concetti di spazio, tempo, materia, oggetto e rapporto causale.

Fu così che Einstein scoprì che spazio e tempo sono concetti relativi che dipendono dall'osservatore; dimostrò che sono due concetti inscindibili e che formano un continuo quadridimensionale.

Con la sua famosa equazione E=mc2 spiegò che la massa non è altro che una forma di energia. Se la massa è energia non è indistruttibile, ma può essere trasformata in altre forme di energia (vedi nelle collisioni ad alte energie dove si creano e si distruggono particelle materiali nel vuoto).

Le particelle subatomiche devono essere concepite come entità quadridimensionali nello spazio-tempo. Il loro aspetto spaziale le fa apparire come oggetti con una certa massa, il loro aspetto temporale ce le presenta come processi dinamici implicanti l'energia equivalente.

L'essere della materia e la sua attività non possono più essere separati. Sono due aspetti della stessa realtà spazio-temporale.

Le particelle subatomiche non sono "cose", ma "interconnessioni tra cose", che a loro volta sono interconnessioni tra altre cose ecc...

Nella meccanica quantistica non si trovano mai cose, ma si ha sempre a che fare con "probabilità di connessioni". Ogni cosa dovrebbe essere definita non per ciò che è, ma per mezzo dei suoi rapporti con altre cose.

L'universo non può più essere visto come una macchina composto da una moltitudine di oggetti, ma deve essere raffigurato come un tessuto dinamico di eventi interconnessi. Nessuna delle proprietà di questo tessuto è fondamentale; è la coerenza complessiva delle loro interrelazioni a determinare la struttura dell'intero tessuto e la struttura è influenzata in ultima analisi anche dal modo in cui noi osserviamo questo mondo.

Di fatto la nuova fisica è molto vicina alla teoria generale dei sistemi. Essa insiste sui rapporti anziché su entità isolate e percepisce questi rapporti come intrinsecamente dinamici.

 

 

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