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Storia del mondo shiatsu - dalle origini ai nostri giorni

(articolo di Daniela Moroni, da Shiatsu Do n°10 giugno 1998)

 

 

2 Cosmogonia

 

Riprendiamo la "Storia del mondo-shiatsu" avviata con l'intervista al Maestro Yuji Yahiro sul n. 8 della nostra rivista. Mantenendo l'impostazione del racconto che si svolge attraverso la testimonianza delle esperienze dirette, ci rivolgiamo al Maestro Kazunori Sasaki, rappresentante ufficiale europeo dello Iokai Shiatsu e presidente della "Iokai Shiatsu Académie d'Europe". Kazunori Sasaki è stato allievo ed assistente di Shizuto Masunaga Sensei presso la clinica Iokai di Tokio per molti anni.

Negli anni '80 ha avuto incarico da Masunaga Sensei di portare lo Shiatsu Iokai in Europa. Qui ha avviato l'insegnamento in diversi Paesi. Cerchiamo di ricostruire, attraverso il racconto di Sasaki, una parte della storia dello shiatsu in Giappone e in Europa. Cogliamo inoltre l'occasione per evidenziare i contenuti dell'insegnamento di Masunaga Sensei, attraverso il ricordo e la testimonianza di Sasaki, suo collaboratore, che ha vissuto e praticato accanto a lui per molto tempo.

Desideriamo inoltre far emergere dal colloquio con Sasaki la sua visione dello shiatsu e la sua proposta di ricerca. Con questa serie di interviste, che proseguiranno nei prossimi numeri, vogliamo offrire ai nostri lettori un'immagine delle radici e dell'attualità dello shiatsu, allargando il più possibile gli orizzonti dell'informazione ed evitando schematismi, con il contributo della memoria storica dei protagonisti.

 

A colloquio con Kazunori Sasaki

 

Ho avuto il piacere di incontrare il Maestro Kazunori Sasaki il 21 marzo 1998 a Barza d'Ispra, in occasione di una sua visita in Italia per condurre un seminario di Iokai Shiatsu. Ho potuto così rivolgergli alcune domande e riporto qui quasi integralmente ciò che è emerso durante il nostro colloquio.

Sasaki, con la sua voce potente e con pazienza e gentilezza, mi ha parlato della sua esperienza. Nel contatto umano con lui e nel suo racconto emerge quella profonda spinta interiore alla conoscenza e alla realizzazione che credo l'abbia guidato nella sua ricerca, portandolo ad attraversare nella sua vita diverse esperienze trasformative e a riportare poi nello shiatsu la qualità della sua evoluzione personale.

 

Mi rivolgo a Lei come a uno dei più autorevoli rappresentanti dello Iokai Shiatsu e come continuatore della ricerca e dell'insegnamento di Masunaga Sensei. Vorrei porle alcune domande: Il primo libro di Masunaga porta il titolo "Zen Shiatsu", perché? qual è il rapporto tra Shiatsu e Zen?

 

Questo titolo è stato dato al libro quando è stato tradotto dal giapponese, ma in Giappone noi non abbiamo mai dato la definizione di "Zen Shiatsu". Il libro originale era chiamato "Shiatsu". Circa nel 1977/1978, non ricordo bene, un giapponese che viveva in America, Ohashi, voleva studiare più approfonditamente lo shiatsu, quindi invitò Masunaga Sensei in America. Masunaga accettò. Quando fu in America, tra le altre cose Ohashi gli propose di tradurre il suo libro in inglese. Ora, in quel periodo in America lo shiatsu non era molto conosciuto, mentre era diffuso ed aveva molta presa lo Zen, grazie anche alla presenza di Suzuki Taisen.

Non so come fu esattamente l'accordo tra Ohashi e Masunaga Sensei, perché non seguii direttamente la cosa, io lavoravo nella clinica Iokai di Tokio, ma dopo seppi che Ohashi aveva detto a Masunaga che, se avessero messo il nome Zen nel titolo del libro, la gente si sarebbe più facilmente avvicinata.

 

Quindi "Zen Shiatsu" non è la definizione originale data da Masunaga...

 

No, no, assolutamente. Solo Shiatsu.

 

Allora "Iokai Shiatsu". Qual è il significato di Iokai shiatsu e quali le sue caratteristiche fondamentali?

 

Lo shiatsu ha molte vie. Il punto è: se si pensa realmente nei termini dell'approccio della medicina orientale, bisogna tenere conto che questo approccio non riguarda solo i sintomi e il trattamento, ma include l'aspetto spirituale, ossia considera che la malattia deriva dall'attitudine interiore profonda dell'individuo, e la vita profonda corrisponde allo spirito.

In questa ottica ogni uomo chiede a se stesso: chi sono io? perché ho dei desideri? perché soffro? perché invecchio? perché sono malato? Queste sono domande importanti.

Se conosci un po' la storia del Buddhismo, saprai che Buddha nacque in una condizione privilegiata, era figlio di un re. Secondo l'opinione comune, un uomo del genere è molto fortunato, ha tutto ciò che vuole, quindi può evitare ogni situazione penosa ed evitare di porsi qualsiasi problema. Questo secondo la visione delle menti semplici, ma il Buddha era un "holy person", una "persona santa" e, al di là della sua condizione, si pose delle domande fondamentali: perché soffriamo? perché invecchiamo e ci ammaliamo?

Questo è il punto fondamentale dell'approccio profondo orientale alla vita e alla malattia.

Il significato di "Iokai" è "Re della medicina" e si rifà al messaggio del Buddha.

Masunaga Sensei nella sua ricerca cercò di capire quale fosse il giusto approccio alla medicina. Così esaminò diversi sutra del Buddhismo e, tra questi, nello "Zatsu Agonkyo" trovò la definizione di "Re della medicina" che significa:

"colui che conosce la malattia"

"colui che conosce la causa della malattia"

"colui che conosce come adattare il trattamento a questa malattia"

"colui che sa dare il giusto trattamento per evitare che la malattia si ripresenti, magari in altre forme".

Masunaga fu profondamente toccato dal messaggio di questo sutra, si innamorò di questo messaggio, al punto che decise di impostare il suo lavoro di ricerca e di evoluzione personale sulla base di questo messaggio. Ecco perché adotto la definizione di "Iokai", Re della medicina.

 

Questa definizione filosofica è quindi il punto fondamentale, il "cuore" dello Iokai. E come realizzarla, come praticare?

 

Si, questa grande visione filosofica è il cuore dello Iokai. Mi chiedi come realizzarla. Masunaga Sensei nella sua lunga ricerca ha scelto come riferimento i meridiani. Noi chiamiamo il nostro stile "Iokai Meridian Shiatsu", lo Shiatsu Iokai dei Meridiani: questo significa che il praticante cerca di comprendere la vita, di entrare in contatto con il movimento della vita attraverso i meridiani. Questo differenzia lo stile Iokai da altri modi di fare shiatsu. Qualsiasi altro tipo di shiatsu che venga oggi praticato in Giappone non usa i meridiani.

 

Veramente?

 

Si, veramente. Se avrai occasione di andare in Giappone rimarrai sorpresa. In giappone lo shiatsu è diffuso come pratica sintomatica, ma non c'è una ricerca seria su cos'è un meridiano e sul riferimento ai meridiani.

In Europa è diverso, quasi tutti fanno anche indirettamente riferimento a Masunaga, ai meridiani. Anche le persone che praticano lo stile Namikoshi avvertono ad un certo punto una mancanza e cominciano ad usare le carte dei meridiani dell'agopuntura come riferimento nel loro shiatsu, ma non c'è una ricerca iniziale autonoma sui meridiani. Probabilmente elaborano poi un loro approccio con questa tradizione, ma non è la loro base.

 

Si può affermare che il riferimento ai meridiani significa che lo Iokai shiatsu ha come modello complessivo di riferimento la Medicina Tradizionale Cinese e la teoria dei testi classici?

 

Quando si parla di M.T.C. bisogna capire a cosa ci si riferisce. La M.T.C. non è qualcosa di semplice, compatto e lineare. Ci sono le erbe, l'agopuntura, la moxibustione e le pratiche manuali ed ognuno di questi campi ha dei riferimenti teorici e pratici diversi.

Le pratiche manuali in Cina sono Amno e Tuina: sono più o meno la medesima cosa, solo vengono chiamate Amno nel nord della Cina e Tuina nel sud.

Non esiste un riferimento teorico unico che si può chiamare M.T.C.

Per l'uso delle erbe ci sono dei testi antichi molto importanti. Per l'agopuntura ci sono altri testi. Per cui non si può parlare di M.T.C. senza specificare a cosa ci si riferisca.

 

Per quel che riguarda le arti manuali posso riportare la mia esperienza. Sono stato in Cina per fare ricerca e per conoscere. Amno e Tuina lì sono delle pratiche fisiche, non fanno riferimento ai meridiani. Sono tecniche rivolte al movimento materiale, fisico, non energetico. Anche quando c'è pressione questa è diversa dalla pressione shiatsu e il suo fine è diverso da quello della pressione shiatsu.

Sono stato in un ospedale di M.T.C. e ho avuto un confronto profondo con i medici che praticavano Amno e Tuina: loro erano perplessi di fronte alla mia pratica, perché il mio approccio è tutto fondato sui meridiani.

Ognuno ha il suo metodo. Però, se io parlo di risalire alla causa della malattia e di tutte le altre domande che riguardano la ricerca, come si può dare risposta solo con un approccio materiale, fisico, senza il riferimento ai meridiani? come si possono avere le informazioni? e come si può comunicare? Ma questo è il mio punto di vista, il mio approccio, e deriva dalla mia esperienza.

 

Può parlarci allora della sua esperienza con Masunaga Sensei e del suo ricordo di Masunaga?

 

Ho lavorato a lungo con Masunaga Sensei. Prima di incontrarlo avevo un'altra impostazione di lavoro, non facevo shiatsu, trattavo i meridiani ma in un altro modo.

Quando ho incontrato Masunaga Sensei ho "toccato" con lui ed ho scoperto il suo modo di praticare che non era quello di un semplice trattamento. E' stato proprio il suo desiderio di ricerca profonda quello che mi ha spinto a stare tanti anni con lui e considero questa una sua grande qualità, l'aspetto fondamentale del suo insegnamento.

 

Vorrei ora rivolgerle una domanda di taglio più personale: quando e attraverso quali esperienze si è avvicinato allo shiatsu? e qual è stato lo sviluppo della sua formazione?

 

Onestamente devo dire che all'inizio io avevo una mente ed un interesse scientifici e per me alcuni concetti come ad esempio Yin-Yang erano confusi e astratti, non avevano senso. Solo dopo, quando ho ricercato più profondamente, ho compreso che erano messaggi molto importanti ed ho iniziato a capirne il senso, ma ci è voluto parecchio tempo per arrivare a questo. Nella pratica, però, conoscevo e avevo sperimentato lo shiatsu o qualcosa di simile, diciamo le arti manuali legate alla medicina orientale, fin dall'infanzia. Il fatto è che, quando io ero ragazzo, in Giappone non esisteva alcuna forma di assistenza sanitaria sociale per cui, chi era di famiglia ricca poteva, di fronte ad un problema, pagarsi il medico o l'ospedale, mentre chi era di famiglia povera non poteva permetterselo e doveva ricorrere alla medicina locale. Così nella mia famiglia, che non era ricca, se avevamo problemi facevamo ricorso a quella che veniva chiamata medicina popolare, in cui si usavano le pratiche manuali e le erbe. Nella tradizione giapponese è normale l'utilizzo delle cosiddette pratiche di medicina popolare nelle classi sociali meno abbienti oppure se la famiglia ha qualche relazione con l'approccio orientale alla malattia attraverso qualche componente che si occupa di questo. Io ad esempio avevo uno zio che studiava medicina orientale e da lui sono stato influenzato, anche se il mio interesse, nonostante tutto, rimaneva allora rivolto all'approccio scientifico.

Col tempo sono poi emersi il desiderio e l'interesse per lo studio della medicina orientale e per la ricerca sulle cause della malattia.

Per approfondire questi temi non solo ho praticato shiatsu, ma ho anche vissuto altre esperienze di ricerca andando in India e in Cina.

La prima volta andai in India per conoscere il Buddha, il suo insegnamento. Andai in India in bicicletta e girai l'India in bicicletta.

Poi iniziai in Giappone lo studio dello Iokai e tornai in India più tardi; andai all'Ananda Ashram, nel sud dell'India, in particolare perché volevo studiare i princìpi dello Yin-Yang per comprenderli meglio. Se vuoi studiare seriamente la teoria e vuoi applicare nella pratica Yin-Yang, ti accorgi che questi princìpi non sono facili da comprendere. Molta gente crede di aver compreso, ma io volevo verificare quanto avessi capito di questo tema così difficile, quanto avessi veramente compreso, non solo in teoria.

A quel tempo già lavoravo alla clinica Iokai, ma tornai in India per praticare Yoga, perché anche lo Yoga si basa sui princìpi della polarità, sullo Yin-Yang, pur definendoli con nomi diversi. Il mio maestro fu Swami Gitananda che era mezzo indiano e mezzo canadese. Era medico ed aveva studiato anche la medicina occidentale, era una persona di grande conoscenza, esperto sia nella medicina scientifica che in quella orientale. Da lui imparai molto, ma nello stesso tempo vivevo delle diversità, la mia strada era diversa e, pur studiando con lui Yoga, continuavo a praticare shiatsu.

Poi sono stato anche in Cina, a Taiwan, a praticare Tai chi. Anche questo durante il periodo dello studio dello Iokai. Nella mia storia, quando sentivo il bisogno di approfondire e praticare per la mia evoluzione personale qualcosa che non fosse shiatsu, mi allontanavo dalla clinica iokai, vivevo intensamente un'altra esperienza, poi tornavo.

In genere in Giappone quando qualcuno fa una pratica è difficile che si stacchi da questa per avvicinare altre esperienze, ma io sono un po' diverso. Se non capisco non sono capace di continuare, così smetto per avvicinarmi ad un altro approccio per apprendere ed evolvere. Questo non vuol dire che imbocco un'altra via; semplicemente studio e pratico intensamente, senza pensare allo shiatsu, poi torno e riprendo lo shiatsu. Così facevo. Quando poi tornavo, chiedevo a Masunaga Sensei: "Be, sono evoluto o no?" e lui rispondeva con tono severo "Si, si, migliorato, sei cambiato." Così il mio maestro mi dava la risposta. Io avevo un contatto molto intenso con lui, spesso mi portava come suo assistente a incontri e congressi.

 

Ora volevo chiederle, in generale, quali sono secondo lei le caratteristiche che identificano lo shiatsu.

 

Su questo non posso rispondere solo con la mia opinione personale, ma risponderò parlando della storia dello shiatsu.

In Giappone lo shiatsu è molto chiaramente definito dal governo. Ci sono tre princìpi in assenza dei quali non si può chiamare una pratica shiatsu, ma la si chiama massaggio o altro. I princìpi sono: pressione perpendicolare, pressione costante, pressione concentrata.

Tornando alla storia, prima della seconda guerra mondiale il governo giapponese aveva rinnegato e bandito la medicina orientale. Quando arrivò la medicina scientifica dall'Europa, medicina orientale e occidentale furono messe a confronto: a livello anatomico e analitico la medicina occidentale era molto chiara ed efficace, mentre la medicina orientale risultava oscura. Per questa ragione e per altre il governo dispose che la medicina orientale si fermasse e non fu più usata per molto tempo. Dopo la seconda guerra mondiale, però, il governo diede di nuovo spazio alla medicina orientale, anche perché la gente la accettava volentieri e non aveva mai del tutto abbandonato la sua pratica. Il governo selezionò allora alcune terapie manuali e convocò i migliori praticanti e terapisti da tutto il mondo per dimostrare la loro pratica e gli effetti di questa. Lo shiatsu risultò essere il metodo più efficace per i disagi e le persone malate. Allora il governo riconobbe legalmente lo shiatsu e vennero definiti i tre princìpi generali che ho prima elencato come i princìpi caratterizzanti lo shiatsu.

Questo è quanto definito sul piano legale.

 

E la sua opinione?

 

Molti grandi maestri si sono riuniti e io rispetto la loro scelta. Anche nella mia pratica rispetto questi princìpi. In termini generali questi infatti definiscono lo shiatsu.

Per me personalmente, come ho già detto, c'è in più la necessità di capire in modo profondo l'origine della malattia e di comunicare con il paziente. Per me lo shiatsu è quindi identificato da questi princìpi, anche se non sono sufficienti per la ricerca. Oltre a questi a mio parere è necessario lo studio dei meridiani, perché questo dà la connessione con l'espressione della vita, dà la possibilità di capire più in profondità, si avvicina quindi all'approccio filosofico della medicina orientale.

 

Qual è il suo orientamento rispetto alla formazione e a1l'insegnamento?

 

Posso dire due cose.

La prima rispetto ai pazienti, ossia alle persone che vengono da me per un trattamento.

Attraverso l'incontro e il trattamento le persone cambiano la loro attitudine verso le cose. Questo è importante, il fatto che, attraverso il ricevere lo shiatsu, gli individui cambino e si avvicinino allo studio perché sono interessati a continuare ad evolvere.

La seconda riguarda come evolvere e questo non dipende da me. Io cerco onestamente di condividere con i partecipanti me stesso, lasciando emergere ciò che viene dal mio cuore. Io stesso, però, non ho certezze su cosa sia la vita corretta, su quale sia il nostro fine, il nostro scopo nella vita. Spesso chiedo a me stesso: "La mia attività e il mio modo di stare nel mondo sono corretti o no?" Posso dire che se qualcuno fa soffrire un altro, litiga, fa violenza, posso dire che credo che non sia un modo corretto di comportarsi, ma la mia domanda è: da dove hanno origine questi comportamenti?

Studio continuamente riguardo la vita attraverso i miei pazienti, la mia attività, me stesso. Da questo ho molti messaggi, oltre ai messaggi che posso ricevere dai testi antichi o dagli scritti dei maestri come Tagore, Krishnamurti o altri.

Poi semplicemente condivido con gli altri e le persone possono essere d'accordo con me o riconoscere attraverso la loro esperienza la validità delle cose dette, oppure possono non condividere, ma questo non dipende da me.

 

Ci può parlare della sua concezione di salute-malattia e del suo atteggiamento nei confronti del trattamento e del sintomo?

 

Innanzitutto se una persona ha un atteggiamento troppo egoistico ha già inizio la malattia.

Inoltre, nei confronti della malattia e della sofferenza, la tendenza della via orientale tradizionale è verso l'accettazione. Questo non significa l'accettazione indiscriminata di tutti gli eventi sociali o di tutte le situazioni. Ciò che bisogna accettare sono i princìpi della vita, i fenomeni naturali tra i quali l'alternanza dello stato di salute e malattia.

Questo è difficile perché normalmente le persone sono preda del desiderio, desiderano sempre di più non trovando soddisfazione in ciò che hanno. Accettazione significa trovare la pace della mente. I problemi nascono dall'avidità dell'Io, bisogna innanzitutto confrontarsi con questo punto.

Rispetto al sintomo il problema è lo stesso. Se il praticante desidera troppo aiutare, avere risultati, questo è solo espressione del suo ego, non è comunicazione. Bisogna invece mettersi in una situazione di reale umiltà, con consapevolezza dei propri limiti ed evitando il desiderio di voler affermare la propria capacità di fare.

Molte persone, se credono che qualcosa sia buono, cadono in uno stato di eccessiva eccitazione, si dedicano totalmente a questa cosa e vogliono dare il meglio: da un lato questo è buono, ma dall'altro spesso diventa un eccesso e si trasforma in un discorso di affermazione egoica.

Io le ho posto questa domanda perché mi sembra che attualmente nel mondo dello shiatsu si vada sempre più affermando la tendenza a fare uno shiatsu sintomatico e dai rapidi risultati; penso che questo allontani lo shiatsu dalle sue radici filosofiche e volevo conoscere la sua opinione in proposito.

Condivido questo punto di vista. Anche in Giappone è lo stesso, anche nel mondo dell'agopuntura molte persone pongono prevalentemente il problema dell'efficacia immediata e della risoluzione del sintomo. Masunaga Sensei era spesso critico su questo punto: "Perché non rispetti la vita? Il paziente si è ammalato nel tempo. Se tu elimini il sintomo rapidamente, ammesso che si riesca a farlo, la persona non riesce ad elaborare il suo problema e questo problema tornerà a manifestarsi. Se invece tu comunichi, allora la persona può comprendere il perché della situazione che si trova a vivere e può allora veramente cambiare."

Lo shiatsu ha un approccio graduale e globale che coinvolge ad esempio anche l'alimentazione ed altri aspetti. Il trattamento shiatsu non ha effetti di risoluzione sintomatica così veloci come ad esempio l'uso dei farmaci, ma ancora la mentalità dei praticanti è legata ai desideri dell'ego: "io faccio e voglio che ci sia una forte reazione, che le cose si risolvano subito", ma questo non è shiatsu.

 

Può parlarci del significato di "comunicazione" e "contatto profondo" nello shiatsu?

 

Questa domanda solleva un problema che non riguarda solo lo shiatsu. La mia risposta comunque è: "Nella misura in cui pratico senza ego posso riuscire ad avere un contatto profondo."

Se usi l'ego, usi il paziente per la tua gratificazione, per dimostrare le tue capacità, per un tuo gioco personale. Contatto profondo attraverso la pressione significa: premere senza pensare, toccare con semplicità, purezza, immediatezza.

Lì c'è una persona che soffre ed ha bisogno di aiuto, se qualcuno preme con purezza, il processo di riequilibrio energetico si avvia, ma se qualcuno vuole fare questo o quello, allora la sua mente colora la situazione e non si realizza il contatto profondo.

Bisogna imparare a porsi in ascolto senza avere la colorazione mentale di chi vuole fare qualcosa, più si è silenziosi, meno la mente è in agitazione, più si è in contatto.

Ad esempio, tornando a quanto mi avevi chiesto sull'insegnamento: quando insegno e non definisco a priori o non sono così conscio di ciò che voglio dire, le cose da dire vengono a me; quando invece penso di sapere ciò di cui voglio parlare, sono sempre confuso. Allora capisco che è meglio che non usi il mio ego e che attenda che giunga dal profondo ciò che debbo fare o dire. Questo è il mio proposito: condividere con gli altri ciò che giunge a me. Quando non agisco così lo riconosco.

 

Per finire, se vuole rispondere, un'ultima domanda: cosa pensa della situazione istituzionale in Giappone e in Europa?

 

In Giappone lo shiatsu è riconosciuto dal governo. I praticanti, per poter lavorare, devono aver sostenuto l'esame governativo altrimenti la polizia impedisce loro di svolgere l'attività. Il governo, però, non supporta in alcun modo i pazienti, ossia non ci sono rimborsi o facilitazioni economiche.

Per quel che riguarda l'Europa, la situazione è molto differenziata da Paese a Paese. Ho abbastanza informazioni perché insegno in diverse nazioni e posso quindi avere notizie dirette. Due giorni fa c'è stato un incontro internazionale a cui abbiamo partecipato anche noi come Associazione lokai. In questo incontro io ho detto che rispetto alla situazione istituzionale la posizione da prendere deve essere diversificata da una nazione all'altra, perché in ogni Paese c'è una situazione diversa.

Ad esempio l'Inghilterra tradizionalmente riconosce le attività non mediche e il governo ha una posizione molto aperta. In Inghilterra, quindi, richiedere il riconoscimento istituzionale dello shiatsu può essere positivo e portare ad una situazione positiva per i praticanti.

Anche in Olanda e in Svizzera pare che ci siano spazi, ad esempio ci sono già alcune assicurazioni che rimborsano i trattamenti shiatsu.

In Germania la situazione è già più complessa. Ad esempio il settore riflessologia del piede ha spinto perché ci fosse un riconoscimento ed alla fine il governo ha accettato: ha accettato, ma ha imposto le sue condizioni. Oggi per fare riflessologia del piede in Germania devi avere il diploma di fisioterapista.

In Italia io penso non sia opportuno e produttivo spingere per un riconoscimento istituzionale. Se in Italia le associazioni spingono, probabilmente il governo accetterà di riconoscere lo shiatsu, ma è molto probabile che richiederà per i praticanti il diploma di fisioterapia per esercitare. Il governo non è interessato ad entrare nel merito dello shiatsu, vuole solo un approccio sicuro di cui rendersi garante e sicuro, per come è la situazione in Italia, significa per il governo l'approccio paramedico ed in particolare della fisioterapia. Bisogna essere intelligenti e muoversi con prudenza prima di trovarci a dover subire delle condizioni sfavorevoli ai praticanti shiatsu. E' rischioso spingere il governo per il riconoscimento.

 

Ringraziamo il Maestro Sasaki. L'incontro con lui ci ha dato molto più di una buona intervista.

Un grazie in particolare anche a Stefania Redini per la sua collaborazione e disponibilità.

 

 

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