IL PRIMO SITO DEGLI OPERATORI SHIATSU IN SARDEGNA

 

 

Storia del mondo shiatsu - dalle origini ai nostri giorni

(articolo di Daniela Moroni, da Shiatsu Do n°08 ottobre 1997)

 

 

1 Cosmogonia

Ogni mondo ha una propria cosmogonia, che è racconto dalle origini. Volendo ricostruire la storia del "mondo shiatsu", in particolare per quel che riguarda la situazione italiana, cominciamo quindi dalle origini e cerchiamo di vedere come, da una condizione iniziale, si sia giunti allo stato attuale delle cose. La cosmogonia del mondo shiatsu è storia intrecciata di esperienze individuali e situazioni di vita, di incontri e di conoscenze, ed è storia delle prime proposte operative e delle prime iniziative di studio e insegnamento. E' a partire da queste che si è avviato quel processo di progressiva conoscenza e diffusione dello shiatsu che ha poi portato al coinvolgimento di un gran numero di persone fino al costituirsi della realtà attuale. Ci proponiamo di tracciare, iniziando da questo numero, il racconto della nascita e dell'evoluzione dello shiatsu in Italia attraverso la memoria storica dei protagonisti, ossia attraverso il contributo diretto di coloro che per primi si sono avvicinati a questa disciplina dedicandosi poi alla sua pratica e alla divulgazione, e di coloro che in seguito hanno proseguito, concorrendo alla creazione dell'attuale mondo dello shiatsu. Attraverso la ricostruzione delle esperienze e del volgersi delle cose, speriamo riescano ad emergere, nei racconti dei protagonisti, anche la loro visione dello shiatsu, il loro approccio e quindi il significato che ha per loro questa disciplina. Desideriamo in questo modo contribuire al dibattito sull'identità dello shiatsu e sui diversi modelli culturali di riferimento.

Avviamo la nostra storia rivolgendoci a Yuji Yahiro, ricercatore e terapista che per primo ha proposto l'insegnamento dello shiatsu in Italia.

A colloqui con Yuji Yihiro

Ho incontrato il Maestro Yuji Yahiro il 29 maggio 1997 a Milano, presso la sede della Federazione Italiana Oki Do. E' stato un incontro interessante e piacevole. Mentre la prima parte dell'intervista è dedicata al racconto autobiografico, nella seconda emerge la visione di Yuji Yahiro dello shiatsu, del ruolo della medicina e del significato della terapia. Traspaiono inoltre la "visione del mondo" o base filosofica che sottende la ricerca, la proposta autoeducativa ed il pensiero di Yuji Yahiro. Alla domanda su quando avesse cominciato a praticare e quale fosse stata la sua esperienza formativa in Giappone, Yujisan ha risposto raccontando la sua storia, che prende avvio da una prima esperienza vissuta da giovanissimo:

"Probabilmente l'inizio è stato intorno ai dodici anni. Mia sorella aveva un problema di salute, soffriva di emicrania. Mia madre allora l'ha portata in un tempio dove andava frequentemente e lì un monaco l'ha trattata: le ha messo le dita sulla fronte, circa sulla zona del terzo occhio, e il dolore, che fino ad allora con l'uso dei farmaci non era passato, è scomparso. Questa è stata la prima volta in cui ho visto questo tipo di pratica. Dopo circa un anno la stessa sorella aveva mal di pancia. Io ho ricordato l'esperienza del tempio ed ho pensato: se per il mal di testa le hanno messo la mano sulla testa, per il mal di pancia bisognerà mettere la mano sulla pancia, un pensiero semplice. Così ho provato: dopo qualche minuto mia sorella ha detto di sentire una scossa, una corrente e, dopo questo, il dolore è passato. Questa è la prima volta in cui io ricordo di aver praticato. Per altri due anni, fino ai quindici anni, ho continuato con questo tipo di pratica. Mia madre, quando finivo la scuola, mi portava a domicilio o anche in ospedale da persone che avevano problemi e che io trattavo. Non avevo studiato, semplicemente mettevo la mano, senza pressione, solo al contatto, sinceramente mettevo la mano dove c'era dolore, e funzionava. Poi un giorno è successo un fatto che ha messo fine a questo periodo. Avevo quindici anni e mia madre mi aveva portato da una signora in ospedale. Io avevo appoggiato come sempre la mano e alla fine avevo chiesto come andava: non era successo niente, non c'era stato miglioramento, la signora non aveva sentito alcun effetto. Questo fatto mi ha molto colpito e mi ha fatto pensare. Fino ad allora qualcosa era sempre successo. Per due anni, senza aver studiato, io appoggiavo la mano con calore e sincerità d'intento nelle zone dolenti e funzionava, ora non più. E' stato a questo punto che ho cominciato a studiare e a fare pressioni. Ripensandoci, credo che tutto questo fosse legato ad un momento di transizione, al mio cambiamento personale da bambino a ragazzo: questo non è solo un cambiamento del sistema nervoso e ormonale, ma anche un cambiamento di stati d'animo: si cominciano a vedere la mondanità, l'ipocrisia, tutte le negatività del mondo e viene meno l'atteggiamento di fiducia e di sincerità. In quel momento sembrava che avessi perso anche l'effetto curativo che era basato sulla sincerità d'intento. L'effetto terapeutico è ripreso più tardi, però non più spontaneamente, ma attraverso lo studio e la consapevolezza. Ho cominciato a studiare ed i primi tempi facevo una pressione fisica molto forte, una pressione "scaccia diavolo". Andavo spesso da un monaco e parlavo con lui di molte cose, tra cui lo shiatsu. "Shiatsu è cuore" lui mi diceva. A quel tempo non capivo cosa significasse, adesso lo capisco bene. Parlavo di questo con lui, però non ho mai direttamente seguito l'insegnamento di qualcuno, ho sempre fatto autoricerca. A quel tempo, più di trent'anni fa, non c'era tanta informazione sullo shiatsu. L'informazione era nel campo dell'agopuntura e dell'erboristeria, ma, ad esempio, non esisteva un libro di shiatsu come lo si può intendere oggi, forse qualche piccola pubblicazione di qualche gruppo di studiosi. Così ho cominciato".

Continuando, gli ho chiesto come mai fosse venuto in occidente e perché proprio il Italia. Ci ha parlato allora del desiderio che aveva, fin dall'infanzia, di girare il mondo e delle sue esperienze di viaggio.

"Quando avevo otto o nove anni ho avuto un incidente in bicicletta. Sono scivolato sulla ghiaia e un sasso mi ha preso proprio al centro della fronte. C'era un buco profondo e ho perso tanto sangue. Sono tornato a casa per farmi curare. Non ho pianto, perché non potevo. Dal giorno di questo incidente sono cambiato: mi sono chiuso in me stesso, stavo molto da solo, la scuola non mi interessava ma amavo molto leggere. In questo periodo si è formato in me il pensiero di girare il mondo da solo. A tredici anni ho letto da mia sorella un libro, il diario di Anna Frank. Mi ha molto toccato. Ancora, poiché non potevo piangere in pubblico, ho pianto tanto di nascosto e, per consolarmi, ho cominciato a pensare alla costruzione di una macchina del tempo che avrei potuto usare per tornare indietro negli anni, fermare il tempo, e salvare Anna Frank e la sua famiglia prima che arrivasse la polizia. Su questo sogno della macchina del tempo ho fatto un fumetto: in questo fumetto non andavo solo al passato, ma provavo a vedere anche il futuro. Volevo provare a vedere come sarebbe stato tra cinquant'anni, il futuro: arrivandoci, trovavo un cimitero con una tomba, la tomba di Yuji Yahiro. Come, nel futuro c'è solo una tomba? mi sono chiesto, ed ero sempre più determinato nell'idea di voler girare il mondo. A quindici anni ho lasciato la mia casa ed ho viaggiato per otto mesi per il Giappone cominciando a piedi. Facevo qualsiasi lavoro mi capitasse e lavoravo quel che bastava per avere un po' di soldi. Quando li avevo, riprendevo a camminare. Ho incontrato molta gente e ho cominciato a vedere com'è il mondo. Non ho fatto shiatsu in quei mesi perché non immaginavo che avrei potuto farlo per lavoro. Quando sono tornato a casa lavoravo, ma appena ero libero facevo shiatsu, lo facevo per amici e parenti, lo facevo e mi impegnavo per passione, studiavo per capire cosa funzionasse e cosa no, ma non pensavo che potesse essere per me un lavoro. A diciassette anni ho deciso di lasciare il Giappone e sono partito. Mi sono imbarcato su una nave per Singapore".

Yujisan ha proseguito con il racconto del suo lungo viaggio in cui ha veramente fatto il giro di quasi tutto il mondo. Ha viaggiato senza soldi, affidandosi un po' al destino e agli incontri, facendo i lavori che trovava e praticando shiatsu quando poteva. Da Singapore è andato a Bangkok, poi in Laos, di nuovo a Singapore, a Sri Lanka, a Hong Kong, in Indonesia, in Australia, poi dall'Europa in India ed infine di nuovo in Europa: Germania, Svizzera e Italia a Milano.

"Arrivato a Milano ho saputo che c'era un ristorante giapponese. Ho preso contatto e chiesto di poter esporre un avviso per i trattamenti di shiatsu. Era inoltre in corso a Milano un seminario zen tenuto da un monaco famoso, Deshimaru...Ho potuto trattare questo monaco e lui mi ha messo in contatto con il centro BuSen. Così è iniziato il mio inserimento in Italia. Eravamo nel '74".

E poi cos'è successo? Quando e come si sono formati i primi gruppi di allievi?

"Al BuSen c'era stato un incidente di judo. Ad una persona era completamente uscita una spalla, era un caso difficile. Io non avevo mai trattato questo e non sapevo cosa fare. Mi sono seduto mezz'ora a pensare, finché ho avuto l'immagine di come una spalla fosse uscita. Dovevo quindi fare lo stesso movimento, ma all'inverso. Ho provato e la cosa è andata bene. Un giorno, poi, era tornato dall'Inghilterra Mario Vatrini. Io l'ho trattato un po' nella posizione seduta e a lui è piaciuto. 'Cos'è questo?' mi ha chiesto. 'E' shiatsu' ho risposto. Poi mi ha chiesto se accettavo studenti. 'No' ho detto, 'shiatsu è pratica, non insegnamento'. Io non avevo mai pensato di insegnare, ma lui ha insistito. Allora ho proposto una prova e ho detto: 'Se passi l'esame, accetto'. Mario ha portato una trentina di persone, amici, arti marzialisti, uomini e donne. L'esame consisteva nel fare un gran numero di flessioni sui pollici. Io ho dimostrato di poterne fare 100! Nessuno l'ha superato, tutti bocciati. Io avevo fatto questo gioco perché volevo evitare l'insegnamento. Più tardi Mario è tornato dicendo: 'Io non ce la faccio a fare questo, ma non c'è qualche possibilità di imparare?'. Allora ho visto la sua sincerità. In Giappone, prima di iniziare l'allenamento nella loro tecnica, gli allievi devono fare l'allenamento morale. In Giappone si fa servizio per tre anni. 'Beh? ho pensato 'qui per tre mesi'. E Mario ha accettato".

Da allora ad oggi, quali sono state le tappe più importanti nella ricerca e nell'insegnamento?

"All'inizio era nato un piccolo gruppo e mi impegnavo con loro. Volevo che imparassero a fare un buono shiatsu. Sono stato a Milano cinque anni. Lavoravo tantissimo, facevo trattamenti anche dalle sette del mattino alle due di notte. Con questo ritmo sono crollato fisicamente tre volte. Volevo comunque migliorare la qualità dello shiatsu. Dopo il lavoro mi mettevo a studiare i testi antichi per approfondire e verificare le spiegazioni di ciò che succedeva. Non mi bastava che passasse il sintomo, volevo capire perché e cosa succedesse. Questa ricerca è stata utile. La differenza tra la medicina asiatica antica e la medicina occidentale moderna è che per la medicina asiatica il punto di partenza è la vita e il sintomo è solo una manifestazione della vita, non l'aspetto centrale. La medicina asiatica è filosofica e tratta di come seguire le leggi della natura. Questo argomento ha avuto tre direzioni di ricerca sia in India che in Cina. Una direzione è la medicina, la seconda le arti marziali e la terza l'allenamento nella vita quotidiana, come ad esempio il Tao. Il Tao è come lo Yoga indiano, è vita quotidiana, ventiquattro ore di ricerca al giorno. Per comprendere lo shiatsu nel modo filosofico orientale bisogna comprendere la differenza tra medicina orientale antica e medicina moderna scientifica. Quest'ultima guarda alla materia e alla forma ed è interessata a modificare le cose da un punto di vista fisico, visibile. La medicina orientale antica parte dall'interesse per la vita, è interessata a ciò che non è visibile alla condizione interna e poi a ciò che è visibile. Dovevo cercare di comprendere il loro tipo di pensiero, perché se leggiamo i testi antichi con la nostra mente da moderni, non li comprendiamo. Cercavo di capire quale fosse la filosofia di questi testi per poterli applicare. Tra le persone che facevano shiatsu una parte del gruppo era poco interessata, ma c'era un piccolo gruppo interessato a questo. La maggior parte degli studenti e i pazienti avevano solo un interesse sintomatico. Dopo cinque anni ero deluso e mi stavo annoiando, volevo continuare da solo la mia ricerca e avevo progettato di andare nella giungla amazzonica, nel deserto del Sahara o nelle foreste dei Pirenei. Ho cominciato a non prendere più nuovi appuntamenti e ho finito di trattare gli ultimi pazienti che avevo. Erano gli anni '78-'79. Poi però mi sono trasferito a Pesaro e mi sono sposato. Così tra la giungla e il deserto ho scelto il matrimonio. Poi ho incontrato il Maestro Oki e il mio modo di vivere e pensare è cambiato, però c'è stato un lungo lavoro, perché ci volevano allenamento e pratica per realizzare un nuovo modo di vedere, pensare e sentire".

Il colloquio con Yuji Yahiro è poi proseguito nel merito della qualità e delle caratteristiche dello shiatsu e di alcuni aspetti fondamentali del suo insegnamento, come la necessità, a suo parere, che il cammino dello shiatsu sia un percorso di vita e si fondi o si accompagni ad una filosofia di vita; che il cammino dello shiatsu sia un percorso interiore e si accompagni ad una trasformazione e crescita interiori. Parlando di questo ci ha anche raccontato di come è proseguita la sua esperienza di terapia e ricerca Riporto alcuni dei temi e delle idee più interessanti che sono emersi. Cos'è lo shiatsu, che cosa lo caratterizza?

"Lo shiatsu è vita. E' la vita che si manifesta tramite lo shiatsu. Per anni ho interrotto i trattamenti. Il motivo è che 'sentivo puzza'. L'uomo vive in modo artificiale, non in modo naturale come gli animali. La vita artificiale è forzata, stressante. Per questo ci vuole un sostegno. Questo sostegno può essere anche la medicina. Ma la medicina non deve essere mai centrale. Può coprire una mancanza o lo sbilanciamento della vita artificiale dell'uomo, ma è solo un piccolo aiuto. Attualmente, però, non è così. Sembra che la medicina faccia tutto. Ma questo è falso. Se fa tutto, perché non migliora la vita? Vivere la vita significa rispetto, regola interna, aiuto reciproco. Se veramente lo shiatsu funziona, anche la qualità dell'uomo deve migliorare, altrimenti lo shiatsu non funziona. Ma dove si verifica questo? Nessuno lo verifica, non c'è nei gruppi e nelle scuole questa parte di allenamento, perché è troppo impegnativo, anche per il paziente. Quando mi sono trasferito vicino a Pesaro, venivano delle persone per farsi trattare. Ai pazienti domandavo: 'perché sei malato?' 'Non lo so? era la risposta. 'Allora pensaci, perché sei tu che sei malato' e li abbandonavo a se stessi. Quando ho interrotto di praticare, avevo fastidio per tutta la gente che veniva a chiedere aiuto ma non voleva metterci il minimo impegno delegando tutto a me. Allora, come si può fare perché il paziente diventi uno studioso, un ricercatore e non deleghi se stesso all'altro? pensavo. Quello che sto scoprendo è come valorizzare lo shiatsu come modo di autoeducazione, non come insegnamento, ma autoeducazione. Lo shiatsu può aiutare solo parzialmente, deve essere integrato dalla pratica nella vita. Ciò che è essenziale nella medicina e nella vita sono il respiro, il movimento e quindi il correttivo per il corpo, ma anche il correttivo per il modo di vedere, pensare, sentire, il nutrimento e il ringraziamento. Quando viene insegnato a ringraziare il sintomo o la malattia? Mai. L'informazione medica crea solo paura e dipendenza. Bisogna superarle attraverso la consapevolezza del senso della malattia e saper praticare il ringraziamento. Bisogna imparare a mandare il messaggio positivo, capire che il sintomo è un messaggio di vita. Poi ci vuole la meditazione che è la ricerca della verità interiore. Ancora però non avevo chiarezza su come coinvolgere il paziente in questo processo. Il vero senso dell'applicazione dello shiatsu si può realizzare quando il paziente è pronto a collaborare e ad impegnarsi nella sua vita. Il terapista deve essere capace di far uscire dal paziente questa disponibilità".

Rispetto al momento concreto della pratica shiatsu, il trattamento, può dirci quali sono secondo lei gli aspetti più importanti?

"Ci sono tre principi nello shiatsu: pressione perpendicolare, pressione costante, concentrazione. Se non cerco di realizzare queste condizioni nella pratica non faccio shiatsu. La pressione perpendicolare viene col respiro. Attraverso il respiro lungo posso indirizzare l'energia. Se il respiro è troppo corto o troppo lungo non posso andare lì dove vorrei. Ad esempio Kiai che è voce è un tipo di respiro. Il senso di Kiai è 'dove voglio portare l'energia'. Attraverso Kiai, voce-respiro, indirizziamo l'energia lì dove vogliamo. Allora cade perpendicolare, si dice verso il centro. Per realizzare la pressione costante ci vuole forza addominale-lombare, senza questa forza la pressione costante non c'è. Concentrazione: cosa significa? Non significa sforzo. Ci vuole un oggetto su cui concentrarsi. Bisogna utilizzare l'immaginazione non il pensiero. Se c'è pensiero c'è tensione, se c'è immaginazione corretta non c'è tensione. La concentrazione nasce dal bilanciamento tra tensione e rilassamento. La concentrazione si realizza come stato in cui si è 'tensionatamente rilassati'. Il primo allenamento alla concentrazione è l'immaginazione positiva. Se non si è in grado di pensare positivo non si può avvicinare ad esempio un paziente con una situazione grave in modo rilassato e quindi non ci si può concentrare. Se il paziente si manifesta molto negativo il terapista deve essere in grado di non lasciarsi 'mangiare' da questo tipo di negatività ed essere in grado di pensare positivo. Le tre condizioni si devono attuare insieme: pressione perpendicolare attraverso il respiro, pressione costante e concentrazione. Queste tre condizioni insieme sotto una forma creano lo shiatsu. Nell'allenamento iniziale non è facile realizzare questi tre principi contemporaneamente, allora bisogna addestrarsi su ognuno finché non si riesce poi a realizzarli insieme. Un'altra parte dipende dal metodo, per cui posso essere più interessato ai punti vitali, ai meridiani, alle zone comunicanti, ai punti di armonia. Qualsiasi metodo è applicabile, qualsiasi stile è applicabile. Si possono usare vari tipi di stili, l'importante è realizzare questi tre principi. Tutti gli stili vanno bene, scegliete voi. Posso applicare e manifestare i principi attraverso qualsiasi stile. Poi devo ampliare la ricerca, non ci devono essere muri, devo aprirmi per conoscere e devo studiare tanto. A proposito della filosofia di vita che deve accompagnare lo shiatsu, voglio aggiungere questo. Il Maestro Masunaga quando era in ospedale negli ultimi tempi prima di morire ha detto a sua moglie 'ho scoperto una cosa molto importante'. Aveva scoperto che nel nostro mondo non c'è male. Tutto ciò che si manifesta è necessario. Viene chiamato bene e male, ma in natura non esistono questi giudizi. La stessa malattia è qualcosa che è stato definito dall'uomo. In natura non c'è malattia, tutto ciò che si manifesta, si manifesta perché è necessario. Quando si dice ad esempio stile Iokai, bisogna comprendere dietro a questo stile il Maestro Masunaga cosa esprimeva, cosa sperava, perché se non si conosce questo, lo stile Iokai non esiste. Il Maestro Masunaga tramite lo shiatsu cercava di manifestare la sua filosofia. Se non raggiungiamo la filosofia non possiamo raggiungere il modo orientale di pratica, che è un modo filosofico. Questo ormai è scomparso anche in Oriente. Ormai non si tratta più di Oriente ed Occidente, dipende dall'uomo, dal ricercatore, da ciò che si chiede. L'insegnamento esterno è solo teoria. Se veramente vogliamo imparare, ognuno di noi deve cercare all'interno di sé, non all'esterno. Possiamo ricevere lo stimolo da fuori, ma dobbiamo scavare all'interno per la nostra ricerca. Se vogliamo veramente approfondire, dobbiamo renderci conto che siamo soli, che nessuno ci può aiutare. Nella società umana abbiamo solo due tipi di studio: uno è l'insegnamento visibile, un altro è quello invisibile. Se vogliamo approfondire, dobbiamo prima o poi sviluppare l'insegnamento invisibile ricercando dentro di noi. Come minimo chi studia terapia deve  affrontare almeno l'allenamento del 'ringraziamento'. Senza questo allenamento che crea il bilanciamento interno non si può fare poi meditazione. La meditazione è scoperta della verità e senza bilanciamento interno non si può scoprire la verità. Se sei attaccato ai tuoi sentimenti di rabbia, tristezza, ansia come fai a scoprire la verità? La verità è l'essenza della natura stessa, quindi per scoprirla dobbiamo essere più sinceri e puri possibile. Nel metodo di studio umano ci sono tre passi: Shu-ha-ri, prima imparare quello che si chiama stile o metodo, secondo, dopo aver imparato una forma standard, cerco di trovare una mia forma, questo è l'approfondimento dello stile, la creazione di un proprio stile, adatto a sé, allora si pratica liberamente. Lo shiatsu migliora quando la vita migliora. Soltanto quando miglioro umanamente posso dire che lo shiatsu funziona. Un giorno anche Meiso shiatsu diventerà uno stile, e questo avverrà quando non ci sarà più sviluppo, quando non ci sarà più cambiamento. Per adesso c'è ancora tanto da migliorare. Quando non si ricerca più la condizione interna, allora si crea lo stile puramente formale. O veramente questo stile diventa arte e allora si sviluppa ed evolve anche il cuore. Shu-ha-ri, imparare attraverso ciò a cui si è interessati esternamente. Da qui aggiungere la ricerca di una condizione interna. Quando queste due risuonano si comincia a creare un proprio stile personale, adatto globalmente a sé. Di qui la terza fase, si entra in una dimensione in cui forza e condizione sono superate in un'unica manifestazione di vita, espressione del vero carattere personale, del vero talento nascosto".

Ringraziamo il Maestro Yahiro per la sua disponibilità e per ciò che ci ha detto. Ringraziamo la Federazione Oki Do per l'accoglienza e la collaborazione.

 

 

Shiatsu in rete - via Salaris, 17/F - 09128 Cagliari - Tel. 070 43190

 aggiungi ai preferiti